L’Opposizione alla ricerca di una sua “agenda politica”

scarano-a-casa

Soddisfazione, tanta. Ma anche amarezza. Grande soddisfazione per la notizia del ritorno a casa dell’ex Sindaco di San Diego, il connazionale Enzo Scarano. Il Tribunale, dopo aver studiato attentamente i referti medici, ha concesso finalmente gli arresti domiciliari.

Il Sottosegretario degli Affari Esteri e alla Cooperazione Economica, Mario Giro, che si è speso personalmente per ottenere la libertà del politico italo-venezuelano, ha espresso profonda soddisfazione, anche a nome del governo Renzi, per la commutazione della pena. Gli arresti domiciliari sono senz’altro un castigo “meno afflittivo” della detenzione nel carcere di Ramo Verde.

– Avevamo chiesto più volte gli arresti domiciliari – ha detto il sottosegretario Giro -. Esprimiamo ora il nostro ringraziamento al Tribunale Supremo di Giustizia di Caracas per questa decisione. Ed effettivamente l’intervento del sottosegretario Giro, che ha realizzato più viaggi, anche a poca distanza uno dall’altro, è stato determinante.

Purtroppo però, i mesi di detenzione hanno inciso pesantemente sulla salute di Enzo Scarano, che, trascorrerà le ultime settimane della sua condanna – sarebbe uscito comunque dal carcere a febbraio – al calore dell’affetto familiare ma dovrà affrontare presto un intervento chirurgico.

Preoccupazione e amarezza restano invece per le sorti di Salvatore Lucchese, il capo della polizia di San Diego, tutt’ora nel carcere di Ramo Verde.

Il ritorno dell’ex sindaco di San Diego a casa coincide con un rinnovato dinamismo dell’Opposizione. Questa avrebbe deciso di abbandonare la sterile polemica con il Governo e il “chavismo”, pur senza rinunciare al dibattito, per dedicare le proprie energie alla costruzione di una “agenda politica” propria. Una strategia, questa, che obbligherebbe il “governo”  a giocare in difesa e non più in attacco. Insomma, l’Opposizione ha deciso di sparigliare le carte in tavola.

L’iniziativa dell’ex candidato presidenziale e Governatore dello Stato Miranda, Henrique Capriles Radonski, sarebbe orientata in tal senso. Ha esortato, infatti, l’Opposizione a creare un nuovo soggetto politico comune, di cui la “Mesa de la Unidad” sarebbe portavoce.

La conferenza stampa del leader dell’Opposizione, che stando alle agenzie demoscopiche contende il primo posto della “top ten” degli esponenti politici nazionali a Leopoldo Lòpez, ha spiazzato il Governo, trovandolo completamente impreparato. L’iniziativa di Capriles Radonski, a differenza di quanto accaduto fino ad oggi, non sarebbe orientata a ravvivare l’“anti-chavismo”  di una fetta importante dei venezuelani. E’ più propositiva. Pur senza archiviare completamente le vecchie strategie, che oggi risultano a dir meno riduttive, si avventura nella proposta di un fronte comune alla cui base non vi siano più i sentimenti “anti-chavistas” ma una concreta azione  di Governo. Insomma, come da anni consigliavano le menti più lucide dell’attivismo politico, di creare un programma nel quale possano riconoscersi le varie anime politiche del Venezuela: da quelle fortemente contrarie al “chavismo” a quelle, dentro al “chavismo” che sono meno radicali ma ancora credono nelle promesse iniziali dell’estinto presidente Chàvez. Dallo zoccolo duro dell’Opposizione, agli indecisi e ai delusi. Non sarà facile. Il cammino che parrebbe implicito nella proposta di Capriles Radonski è tutto in salita.

Il Governatore dello Stato Miranda, nel corso della conferenza stampa, non solo ha esortato all’unità ma ha anche severamente criticato il modello di sviluppo del governo del presidente Maduro. Un modello, a suo avviso, che castiga chi realmente produce e lavora e premia, invece, speculatori e parassiti. D’altronde, molti sociologi, economisti e psicologi coincidono nell’affermare che le politiche del “welfare”, necessarie per aiutare chi versa in condizione di povertà, hanno trasformato il Venezuela in una conveniente – per chi ha le redini del potere – società clientelare.

Brusco risveglio alla realtà. Stando all’ex candidato alla presidenza, la caduta dei prezzi del petrolio, ormai sotto i 40 dollari il barile, non sono all’origine della crisi economica ma hanno contribuito a renderla più drammatica. Ed è proprio la crisi economica il telone di fondo nel quale si sviluppa la trama politica del Paese. “Chavismo” e Opposizione devono superare enormi difficoltà.

Il “chavismo”, pur mostrando una grande compattezza, comincia a evidenziare crepe importanti. Dopo il “ciclone Giordani” il movimento si è compattato attorno all’immagine del presidente Maduro, ma le ferite non sono cicatrizzate. Il “chavismo”, dopo anni di promesse, appare logoro. La popolarità del capo dello Stato ha subito una debacle importante e quella dei suoi esponenti pare condannata a seguire lo stesso cammino. Ma ciò che preoccupa oggi gli esponenti del Governo e chi lo sostiene è la possibilità di una sconfitta nel prossimo appuntamento elettorale. Ovviamente, in un Paese presidenzialista, un parlamento costituito da una maggioranza di esponenti dell’Opposizione, può azzoppare il Governo ma non lo priva del potere.  Il timore di una sconfitta elettorale, comunque, potrebbe essere l’elemento catalizzatore del “chavismo” che a suo vantaggio ha un’importante capacità organizzativa e di lavoro.

L’Opposizione, dal canto suo, deve sconfiggere i propri demoni. L’avversario più pericoloso non è il “chavismo” ma la guerra interna fra fazioni. La presenza di un programma comune sul quale tessere le alleanze e la necessità di presentarsi compatti di fronte all’elettorato potrebbe essere, anche in questo caso, la diga di contenzione alle aspirazioni dei vari leaders.

Domani, se non vi saranno ripensamenti d’ultim’ora, il presidente Maduro, in Venezuela dopo un lungo periplo nei paesi del Medio Oriente, dovrebbe spiegare ai venezuelani cosa ha dato e cosa ha ottenuto il Venezuela e illustrare i provvedimenti economici orientati ad affrontare la crisi del paese. In questa occasione, se trovano conferma le voci di corridoio, verrà annunciato l’aumento della benzina e la svalutazione della moneta. Sono provvedimenti necessari e sempre rimandati per ragioni di convenienza politica. Ma sembra che ormai la realtà economica non ammetta più proroghe. C’è sempre, poi, chi spera in un giro di boa nella strategia economica del Governo.

(Mauro Bafile)