Argentina: nemmeno Cristina Kirchner crede al suicidio di Nisman

Pubblicato il 22 gennaio 2015 da redazione

Argentina Prosecutor Killed
BUENOS AIRES. – Nessuno sembra più credere al suicidio di Alberto Nisman – il pm che aveva accusato Cristina Fernandez de Kirchner di manovre per escludere ogni responsabilità dell’Iran nell’attentato antiebraico del 1994, ed è stato trovato morto nella sua casa di Buenos Aires – mentre continuano a moltiplicarsi le rivelazioni sull’inchiesta, alimentando le ipotesi di complotto a favore o contro il governo. E’ stata la stessa Kirchner ad aprire il fuoco oggi, con una lunga lettera pubblicata su Facebook – la seconda in 48 ore – nella quale afferma di essere ora convinta che Nisman si sia suicidato, sostiene che le accuse che il pm le aveva rivolto sono inconsistenti e costituiscono “un vero e proprio scandalo politico e giuridico” e conclude: “la vera operazione contro il governo è stata la morte del procuratore”. La “presidenta” insinua che esista un nesso fra il clamore suscitato dagli attacchi jihadisti in Francia e la presentazione della denuncia da parte di Nisman sulla base di informazioni ricevute dai servizi segreti, e in particolare da Antonio Stiusso, l’ex direttore della Segreteria di Intelligence (Side) che lei stessa ha rimosso dall’incarico nel dicembre scorso. Dopo di lei è stato il ministro della Sicurezza Sergio Berni a dire che “la tesi del suicidio si sta allontanando sempre di più”. Anche se era stato proprio lui poco ore dopo il ritrovamento del corpo di Nisman, a dichiarare che “tutte le strade portano a pensare a un suicidio”. Ma il particolare citato da Berni per giustificare il suo cambiamento di opinione – e cioè la dichiarazione del fabbro sulla serratura della porta di servizio dell’appartamento di Nisman che apriva la strada alla possibilità che qualcuno potesse essere uscito dall’appartamento tirandosi dietro la porta – è stato oggi smentito dalla pm responsabile del caso, Viviana Fein. La porta di servizio, ha spiegato, ha due serrature -non una sola- e oltre a quella che il fabbro ha dichiarato di aver sbloccato perché c’era ancora dentro la chiave -inserita dall’interno- ne esiste una seconda, che la madre di Nisman aveva aperto con la sua chiave, prima dell’arrivo del fabbro. Visibilmente irritata dai commenti in diretta della “presidenta” sull’inchiesta che conduce, Fein ha detto alla stampa che Kirchner “è libera di pensare quello che vuole, come qualsiasi cittadino: può pensare che si tratti di un suicidio, o può cambiare di idea e pensare che c’è stata istigazione, oppure che sia un omicidio. Io mi attengo alla mia indagine, a quello che vado scoprendo insieme al giudice”. Nel frattempo, la giornata è stata segnata da altri nuovi sviluppi del caso: non si trova il vicino di casa di Nisman, un cittadino cinese, il cui appartamento disponeva di un altro accesso a quello del pm; il collaboratore di Nisman che gli ha consegnato la pistola che lo ha ucciso è stato interrogato dalla giustizia; e inoltre, malgrado le smentite del governo, non è stato ancora stabilito se Allan Bogado – indicato come spia e mediatore con l’Iran nella denuncia del pm – faccia parte o no dei servizi segreti. A quattro giorni dal ritrovamento del cadavere di Nisman, insomma, l’Argentina pare sommersa da un’ondata di veleni, insinuazioni e accuse reciproche di depistaggi, che non sarà facile dissipare per chiarire le reali responsabilità.

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