L’Italia non fa più paura e le imprese tedesche sono pronte ad assumere

Pubblicato il 23 gennaio 2015 da redazione

renzi merkel

MILANO. – L’Italia non fa più paura e le aziende tedesche sono pronte ad assumere. Una delegazione, guidata dal presidente della Camera di Commercio Italo-Germanica (Ahk) Erwin Rauhe ha incontrato la cancelliera Angela Merkel in occasione dell’incontro bilaterale italo-tedesco di Firenze e le ha portato questo messaggio di ritrovata fiducia. I manager tedeschi hanno espresso, riferisce all’ANSA Rahue, che è anche amministratore delegato di Basf Italia e responsabile del Gruppo in Sud-Europa, un “giudizio unanime favorevole”. Con lui erano presenti i vertici di Bmw, Deutsche Bank, Commerzbank, Volkswagen, Lufthansa, Bayer, Bosch e Thyssen. Tra gli assenti i responsabili della Laika (gruppo Hymer), che è stata però una delle prime a dar fiducia al paese, ponendo lo scorso giugno la prima pietra per un nuovo stabilimento in Toscana, con un investimento di 40 milioni di euro. L’impianto, che si affianca a quello già esistente di Tavernelle Val Pesa (Firenze), produrrà dal prossimo dicembre camper “progettati in Italia”. “Gli imprenditori tedeschi, che ho incontrato stamane, mi hanno detto che ora possono assumere, non hanno più paura di costi incalcolabili, possono agire in modo più chiaro” ha detto la Cancelliera. “Mi tranquillizza molto quello che avviene in Italia – ha aggiunto – ci sono riforme, si fanno passi importanti anche a livello psicologico”. Secondo Rahue “è evidente che tra le cose che sono in movimento in 11 mesi poteva essere fatto di più e meglio, ma noi apprezziamo quello che è stato fatto, che si chiami Jobs Act o riforma istituzionale oppure de-burocratizzazione”. La cosa importante è che “non possiamo fermarci” in quanto l’Italia rimane svantaggiata rispetto ad altri Paesi. “Noi responsabili italiani delle aziende tedesche – ha confidato – molto spesso dobbiamo portare molte più argomentazioni dei nostri colleghi di altri Paesi per ottenere investimenti”. Segnali concreti se ne sono visti, come “l’impegno di Volkswagen con Lamborghini e Ducati e di Thyssen con le acciaierie di Terni”, ma per vedere qualcosa in più bisogna avere “il Jobs Act con tutti i decreti attuativi e condizioni generali di ripresa”, perché in Italia c’è ancora “capacità produttiva non completamente utilizzata”. (di Paolo Verdura) (ANSA)

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