L’Italia sotto la lente dell’Unione Europea. I tecnici apprezzano i passi avanti

Vertice BCE cena di gala

ROMA. – Non un check ai conti pubblici, ma una verifica del progresso delle riforme strutturali e degli interventi realizzati per ridurre quelli che a Bruxelles chiamano ”squilibri macroeconomici”. Con questo obiettivo al portone del ministero dell’Economia hanno bussato in 38, tutti tecnici dell’Ue, ciascuno col compito di interfacciarsi per tre giorni con i ‘colleghi’ italiani delle diverse istituzioni. Ma l’esercito di tecnici europei già dal primo giorno ha mostrato apprezzamento per quanto compiuto in questi mesi. Roma sta dimostrando – hanno riportato fonti del Tesoro – di aver fatto molti passi avanti rispetto alla visita di settembre scorso e di voler proseguire nel cammino intrapreso. Il giorno dopo la vittoria schiacciante di Alexis Tsipras, gli occhi dell’Europa sono, almeno per ora, tutti puntati su Atene. Ma le procedure europea vanno avanti. La visita di 38 tecnici della Commissione Ue e della Bce (3 giorni a partire da oggi) si inserisce nell’ambito della procedura sugli squilibri macroeconomici (macroeconomic imbalances procedure – Mip). Si tratta di una delle visite periodiche che vengono svolte per valutare la situazione del Paese e soprattutto l’implementazione delle riforme necessarie a superare gli squilibri eccessivi segnalati dalla Commissione: elevato debito pubblico, bassa competitività e bassa produttività. Le riforme strutturali sono considerate indispensabili per il loro superamento. Il rapporto con la Commissione presieduta da Jean Claude Juncker è certamente meno spinoso rispetto al passato, anche grazie alla nuova flessibilità accettata da Bruxelles, ma la correzione dei conti progettata dal governo e il livello di implementazione delle riforme strutturali restano attentamente sotto la lente europea. Molto dipenderà certamente dalla linea che la Troika, e quindi anche Bruxelles, deciderà di adottare nei confronti di Atene, se cioè prevarrà la linea rigorista, che potrebbe tradursi anche per l’Italia in una nuova gatta da pelare, o se l’Ue, come sembra per ora, si mostrerà più accondiscendente. Il viaggio è programmato da tempo e certamente non si pone in filo diretto con il giudizio di marzo che riguarda i conti pubblici. Ma certo è un tassello importante. “Stiamo ragionando sulle ipotesi che la nuova comunicazione sulla flessibilità offre all’Italia e le sfrutteremo al meglio”, ha spiegato Pier Carlo Padoan dall’Eurogruppo. Il tour degli esperti europei durerà tre giorni e toccherà, a tutto tondo, tutti punti – più o meno critici – dell’economia e dell’organizzazione sociale italiana. Gli incontri (rigorosamente a livello tecnico) spazieranno da Palazzo Chigi al Mef, dal Mise a Bankitalia, fino a Confindustria e a parteciparvi saranno praticamente tutti i ministeri (Giustizia, Istruzione, Lavoro, oltre che Tesoro e Sviluppo) interessati dalle riforme strutturali. Ad essere passati al setaccio saranno il Jobs act e le riforme costituzionali, così come il piano export, le misure anticorruzione, la voluntary disclosure. E anche la recente riforma delle banche popolari. L’Europa resta infatti convinta che per godere delle nuove regole di bilancio più flessibili sia necessario non solo parlare di riforme e vararle a livello parlamentare. Per il vicepresidente della Commissione, Jirky Katainen, vanno applicate. “Le riforme strutturali devono essere approvate dai parlamenti nazionali, presentare un piano non è sufficiente”. E “una volta approvate dal Parlamento conviene applicarle”. Un tema sul quale pone l’attenzione anche Draghi, quasi con una dichiarazione al giorno. Anche oggi l’ha fatto, nella riunione dell’Eurogruppo. “Senza un’accelerazione delle riforme – ha detto – il programma di acquisti della Bce non avrà un impatto duraturo sulla crescita”.

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