Papa: “Basta indifferenza, testimoniare carità e solidarietà”

papa_lava_i_piedi

CITTA’ DEL VATICANO. – La lotta contro la “globalizzazione dell’indifferenza” non è un principio astratto nell’ottica di papa Francesco, ma una “una delle sfide più urgenti” per la Chiesa, le sue comunità, i singoli fedeli. Il Papa lo enuncia con forza nel Messaggio per la Quaresima 2015, presentato oggi in Vaticano, spiegando che proprio la Quaresima dev’essere un “tempo di rinnovamento” in cui i valori della carità e della solidarietà verso i più deboli e bisognosi diventino concreti principi-guida per la vita di ogni giorno. “Quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri – lamenta il Pontefice -, non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene”. E questa “attitudine egoistica” ha preso oggi “una dimensione mondiale”, a tal punto che – come Bergoglio aveva denunciato fin dal suo viaggio a Lampedusa nel luglio 2013 – possiamo parlare di una “globalizzazione dell’indifferenza”. Una “reale tentazione”, quella di essere indifferenti alle sorti del prossimo, che secondo il Papa non risparmia neanche “noi cristiani”, che invece debbono reagire e “non chiudersi in sé stessi”. A questo fine è la testimonianza della Chiesa che deve dare la linea, poiché secondo Francesco “nessuno possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti”. Ciò riguarda anche le parrocchie e le comunità, a proposito delle quali, comunque, il Pontefice solleva interrogativi: “si riesce in tali realtà ecclesiali a sperimentare di far parte di un solo corpo? Un corpo che insieme riceve e condivide quanto Dio vuole donare? Un corpo, che conosce e si prende cura dei suoi membri più deboli, poveri e piccoli? O ci rifugiamo – chiede – in un amore universale che si impegna lontano nel mondo, ma dimentica il Lazzaro seduto davanti alla propria porta chiusa?”. Per papa Francesco, “ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda”. La Chiesa, infatti, “per sua natura è missionaria, non ripiegata su sé stessa”. “Quanto desidero – è l’appello del Pontefice – che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza”. Bergoglio invita anche i singoli a non cadere nella tentazione, a non lasciarsi assorbire dalla “spirale di spavento e di impotenza” dinanzi alla saturazione di “notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana”, alimentando la sensazione di “tutta la nostra incapacità ad intervenire”. Oltre che pregare (e qui il Papa invita all’iniziativa “24 ore per il Signore” del 13 e 14 marzo, promossa dal dicastero per la Nuova evangelizzazione), “possiamo aiutare con gesti di carità, raggiungendo sia i vicini che i lontano, grazie ai tanti organismi di carità della Chiesa”. E la partecipazione alle sofferenze e ai bisogni degli altri è anche un “richiamo alla conversione”, contro le nostre “pretese di onnipotenza” e contro “la tentazione diabolica che ci fa credere di poter salvarci e salvare il mondo da soli”. “Opporre alla globalizzazione dell’indifferenza la globalizzazione della solidarietà”, ha esortato durante la presentazione del Messaggio Michel Roy, segretario generale di Caritas Internationalis, organismo della Chiesa impegnato in tutti i luoghi delle emergenze mondiali. Il segretario del Pontificio Consiglio ‘Cor Unum’, mons. Giampietro Dal Toso, ha ricordato tra l’altro le iniziative per Haiti, il Medio Oriente – “dove i cristiani sono come carte con cui giocano i potenti” – e le Filippine, appena visitate dal Papa, con il centro costruito a Tacloban per i sopravvissuti al tifone Yolanda. Intanto, nella Giornata delle memoria, oggi il Papa ha lanciato anche un tweet per commemorare la Shoah: “Auschwitz grida il dolore di una sofferenza immane e invoca un futuro di rispetto, pace ed incontro tra popoli”.  (di Fausto Gasparroni/ANSA)

Condividi: