Quirinale: Renzi mette in pista Mattarella, ma Berlusconi resiste

Pubblicato il 28 gennaio 2015 da redazione

sergio-mattarella
ROMA. – Alla vigilia della prima votazione, c’è il nome di Sergio Mattarella al centro delle trattative per il Quirinale. Matteo Renzi ne parla con Pier Luigi Bersani prima, Silvio Berlusconi poi. Ma se la minoranza Pd sarebbe pronta a convergere sull’ex ministro e membro della Corte Costituzionale, il Cavaliere oppone strenua resistenza e ai grandi elettori di Forza Italia dichiara: “Il candidato non c’è”. Anche se poi aggiunge che “a nessuno conviene far saltare l’accordo”. Si va avanti a trattare, dunque: Berlusconi e Renzi si rivedranno. Ma intanto anche i 5 Stelle provano a giocare la loro partita. E nella rosa di nove nomi che sottoporranno al voto della Rete spuntano Romano Prodi e anche Bersani. Domani alle 15 dal banco della presidenza di Montecitorio Laura Boldrini e Valeria Fedeli dichiareranno aperta la prima votazione per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Ma a vincere saranno probabilmente le schede bianche. E’ questa l’indicazione che Renzi dovrebbe dare ai 460 grandi elettori del Pd, che ha convocato alle 13 in un centro congressi nel centro di Roma. Così voteranno anche Forza Italia – che rinuncia al candidato di bandiera Antonio Martino – e Area popolare. L’unico nome ufficialmente in campo dal primo scrutinio è dunque quello di Vittorio Feltri, avanzato da Lega e Fratelli d’Italia. Mentre i 5 Stelle voteranno il candidato che sarà scelto dagli iscritti al Movimento, in una votazione che si svolgerà domani dalle 8 alle 14 sul blog di Beppe Grillo. I candidati, dopo che Lorenza Carlassarre si è sfilata dalla corsa, sono 9: Bersani, Raffaele Cantone, Nino Di Matteo, Ferdinando Imposimato, Elio Lannutti, Paolo Maddalena, Prodi, Salvatore Settis e Gustavo Zagrebelsky. Se i prescelti fossero Prodi o Bersani rappresenterebbero, ammettono i dem, una tentazione anche per la minoranza Pd. Intanto, però, il Pd sembra in grado di ricompattarsi attorno al metodo condiviso scelto da Renzi e soprattutto attorno al nome di Mattarella (“Ha le caratteristiche per unire”, dice anche un pasdaran come Stefano Fassina). In mattinata il premier riunisce i gruppi di Camera e Senato. E ribadisce: “Partiamo dal Pd. Sono un contraente del patto del Nazareno ma non accetto” che FI metta il veto a un nome di area dem. Ai suoi parlamentari Renzi conferma che nelle consultazioni quasi tutti hanno chiesto un politico e che si punta a chiudere entro sabato. E ribadisce: “Non chiedo lealtà ma consapevolezza” che il Pd qui “si gioca la sua leadership”, soprattutto dopo il fallimento del 2013. Dopo aver visto di primo mattino Angelino Alfano e Maurizio Lupi, intanto, il presidente del Consiglio prosegue a Palazzo Chigi i suoi incontri. Verso mezzogiorno arriva Bersani, per un faccia a faccia di mezz’ora nel quale viene ribadita la volontà di arrivare ad un nome della “ditta”: L’ex segretario fa il nome di Piero Fassino mentre Renzi rilancia subito con Mattarella. Subito dopo Pier Ferdinando Casini. E a pranzo Berlusconi. Mattarella è un candidato che ha il consenso di Bersani e di tutto il Pd. Su di lui neanche gli ex M5S, che Renzi incontra nel pomeriggio alla Camera, porrebbero il veto. Dunque è quello il nome che il premier propone ad Alfano, centristi e FI. Ma quando nel pomeriggio il Cavaliere riunisce i suoi grandi elettori, le sue parole confermano che a Mattarella oppone resistenza: “Il candidato ancora non c’è. E’ in corso una consultazione permanente per un nome di garanzia”, spiega, “il nome maturerà piano piano”. Proprio per questo, spiega Paolo Romani, la speranza è che al Cav sia accordata una deroga alla pena che sta scontando, che gli consenta di restare a Roma anche oltre la giornata di domani. La partita è ancora tutta da giocare e non è escluso che il no di Berlusconi a Mattarella – che fa il paio con il no di Renzi ad Amato – faccia avanzare altri candidati. In che tempi, è difficile dire. Ma Renzi vuole fare in fretta. Tant’è che il Pd ha chiesto alla capigruppo domani di valutare se fissare non due, ma tre votazioni, nella giornata di venerdì. A quel punto, se si trovasse un’intesa, un’accelerazione sarebbe possibile. E il quarto scrutinio a quorum ridotto potrebbe consegnare il nome del nuovo presidente già venerdì notte. (di Serenella Mattera/ANSA)

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