Obama tassa i profitti esteri delle aziende

Obama speaks on extension of emergency unemployment benefits

NEW YORK. – Una tassa una tantum del 14% sui 2.000 miliardi di dollari di profitti che le aziende americane hanno accumulato oltreoceano. A proporla e’ il presidente americano, Barack Obama, nel budget 2016 da 4.000 miliardi di dollari che presentera’ al Congresso nelle prossime ore. Obiettivo dell’imposta e’ finanziare 478 miliardi di dollari di progetti infrastrutturali negli Stati Uniti, di cui 238 miliardi di dollari saranno generati proprio dall’una tantum. Obama propone anche un’imposta minima del 19% sui profitti che le aziende realizzano all’estero, che possono essere reinvestiti negli Stati Uniti senza il pagamento di ulteriori imposte. Con le iniziative Obama punta a rivedere le norme fiscali per le aziende americane, tema caldo sul quale il Congresso non ha ancora agito. L’imposta del 19% punta a chiudere quelle scappatoie fiscali che consentono alle aziende americane di trasferire profitti nei paradisi fiscali, evitando il pagamento delle tasse per anni, affermano alcune fonti della Casa Bianca. Le aziende americane, infatti, in base alle norme vigenti pagano poche o nessuna tassa sui profitti realizzati all’estero perche’ la legge consente di posticipare il pagamento fino a quando i fondi non sono fatti rientrare negli Stati Uniti. Le misure si inseriscono nella precedente proposta del presidente per 300 miliardi di dollari di progetti infrastrutturali da spalmare su quattro anni. I fondi raccolti ”aumenteranno i finanziamenti per le infrastrutture di un terzo, sostenendo la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro e gettando le fondamenta per una crescita di lungo termine” mette in evidenza un esponente della Casa Bianca. La proposta di Obama rischia di aprire un confronto con il Congresso a maggioranza repubblicana: sebbene le misure vadano in una direzione indicata anche dai repubblicani, le aliquote sono piu’ alte di quelle aleggiate a destra, con alcune proposte repubblicane precedenti che indicavano una tassa dell’8,75% sui profitti accumulati all’estero. Il budget di Obama punta ad abolire i tagli automatici alla spesa, introdotti nel 2011 per sbloccare l’impasse con il Congresso sul deficit. E prevede un aumento delle uscite del 7%, con 561 miliardi di dollari in spese per la difesa e 530 miliardi di dollari in spese di non difesa. Obama e’ pronto al confronto con i repubblicani, forte dell’importante risultato di aver evitato una nuova Grande Depressione. ”E’ il risultato – afferma Obama – di cui sono più orgoglioso ma la strada e’ ancora lunga”.

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