Mattarella e Renzi: diversi, ma tutt’e due puntano al bene del Paese

PIETRO GRASSO MATTEO RENZI  SERGIO MATTARELLA ANGELINO ALFANO

ROMA. – “Vorrei provare a ricucire un’Italia lacerata”, dice tra le sue prime parole Sergio Mattarella, che per farcela conta sull’aiuto del Signore. “Avanti tutta, io non passo i prossimi mesi a parlare con i partitini, ma con gli italiani per rimettere in moto il Paese”, allontana da sè i riti di una politica vecchia Matteo Renzi, che per farcela conta in primo luogo su sè stesso e sul consenso vasto necessario per centrare obiettivi, chi ci sta ci sta. Due modi diversi di essere e di porgersi, due visioni del mondo, due nature completamente diverse. Quella garbata del nuovo Presidente, che in punta di piedi entra al Quirinale con la speranza di essere “uno strumento per il bene del Paese”. Quella irruenta del premier, che abbatte steccati e se ne infischia delle convenienze, per arrivare in fretta ad incassare le riforme. Come quando strattona inclemente Ncd (“Chi ha da leccarsi le ferite lo faccia”, ma poi andiamo avanti. Come quando rammenta a Forza Italia la sua ininfluenza (“Sulle riforme possiamo andare avanti anche senza”). O come quando zittisce Bersani (Mattarella puntiglioso sulle riforme? “Non è che Napolitano fosse meno rigoroso o attento”). Qualcuno ha voluto chiamare ‘Partito della Nazione’ la platea vasta dove Renzi va pescando consensi per governare, il partito a vocazione maggioritaria in cui vuole trasformare il Pd. Di certo il premier si muove veloce e a mani libere, disorientando chi accanto a lui ragiona secondo schemi antichi. Un Patto del Nazareno pienamente vigente, ma dagli equilibri riscritti, resta la pietra angolare sulla quale poggia le sue riforme della legge elettorale e del Senato. Con buona pace di chi vede un intreccio con la volontà del premier di andare avanti con la depenalizzazione dei reati fiscali, “perchè la norma del 3% riguarda 60 milioni di italiani, oltre a Berlusconi”. E a Berlusconi anche Mattarella tende la mano, riconoscendogli attraverso il cerimoniale del Quirinale il diritto di sedere tra i leader che assisteranno al giuramento e all’insediamento del nuovo Presidente, dopo la fine anticipata di 45 giorni dall’affidamento in prova ai servizi sociali. Intanto, con gli alleati di governo dell’Ncd Renzi è convinto di andare avanti per tutta la legislatura, certo che le contorsioni del partito di Alfano non porteranno a nessuna rottura. E nel caso Ncd desse battaglia su temi delicati come quello dei diritti civili e della regolamentazione delle coppie omosessuali, è pronto il soccorso della sinistra Dem e di Sel. Come la vecchia Dc, al governo per anni senza concorrenti grazie alle debolezze delle altre forze in campo, Renzi si predispone a governare il cambiamento. Ora al Quirinale c’è il “galantuomo” Sergio Mattarella, ultima delle sue vittorie e come lui legato alla tradizione culturale della Democrazia Cristiana. (di Milena Di Mauro/ANSA)