Processo Mediaset: concessa la liberazione anticipata a Berlusconi

Pubblicato il 02 febbraio 2015 da redazione

Berlusconi, Alfano to agree president candidates

MILANO. – Il prossimo 8 marzo Silvio Berlusconi sarà libero. Il fine pena è previsto per quel giorno dopo la liberazione anticipata di 45 giorni che ha incassato oggi. Il giudice della Sorveglianza Beatrice Crosti ha infatti accolto la richiesta dell’ex premier di uno ‘sconto’ di un mese e mezzo sull’iniziale anno di affidamento in prova ai servizi sociali concesso come misura alternativa alla detenzione per via della condanna definitiva per il caso Mediaset. Il provvedimento del giudice, depositato questa mattina, ha già portato l’ufficio esecuzione della procura a ricalcolare la pena da espiare e a notificare un nuovo ordine di esecuzione. Dopo di che, al termine del percorso di reinserimento, l’Uepe , l’ufficio esecuzione penale esterna di Milano che ha in carico il leader di Forza Italia, trasmetterà una relazione conclusiva che farà da ‘canovaccio’ per la dichiarazione di estinzione della pena principale e, in base a una sentenza della cassazione, probabilmente anche di quelle accessorie. Estinzione che verrà decisa dal Tribunale di sorveglianza in composizione collegiale in un’apposita udienza (senza il contraddittorio tra le parti) ma che comunque non avrà effetti sulla decadenza di Berlusconi dalla carica di senatore. In base alla legge Severino rimarrà incandidabile per sei anni e cioè fino al novembre 2019, anche se, si fa notare in ambienti giudiziari, può sempre giocare la carta della “riabilitazione”, prevista dalla stessa norma siglata dall’ex guardasigilli, che, se concessa, potrà consentirgli di anticipare di circa un anno il suo rientro in politica. Inoltre rimane ancora da definire il ricorso alla Corte di Giustizia europea per l’annullamento della sentenza passata in giudicato per la quale gli sono stati inflitti quattro anni di carcere, tre dei quali coperti da indulto, per la frode fiscale commessa con la compravendita dei diritti tv. A convincere il giudice Crosti a dare il consenso alla liberazione anticipata richiesta è stato, tra l’altro, il comportamento tenuto lo scorso primo luglio dall’ex premier, quando era stato convocato per una reprimenda e una diffida formale in seguito all’attacco alle toghe durante la sua testimonianza del 19 giugno al processo di Napoli a carico di Valter Lavitola ed anche per le frasi pronunciate nel corso di un’intervista andata in onda in precedenza nel corso della trasmissione Piazzapulita: aveva violato una delle prescrizioni – forse la più importante – stabilite con la concessione dell’affidamento ai servizi sociali e cioè non offendere l’intero “ordine” giudiziario. Ma l’essersi presentato puntuale al colloquio con il giudice, l’aver dimostrato la disponibilità ad ascoltare per poi porgere le sue formali scuse, è stato valutato come un segnale di resipiscenza e di comprensione del significato della percorso di reinserimento intrapreso. Scuse, per altro, ritenute un gesto “non scontato” che assieme all’atteggiamento tenuto quel giorno dell’ex presidente del Consiglio è apparso indicativo di “una rivisitazione critica della condotta” e di “un recupero del valore intrinseco della misura” alternativa alla detenzione che ha poi portato avanti, come hanno confermato nei loro rapporti Uepe e Caritas, “con regolarità e costanza”. E ciò, si evince dal provvedimento di liberazione anticipata, è stato dimostrato anche con “l’attività di volontariato svolta in modo serio e apprezzato dagli operatori”. Insomma, “così come per casi analoghi, allorché ad un inizio claudicante della misura” fa seguito, dopo una “rivisitazione, un percorso lineare” che porta il magistrato di sorveglianza a valutare “in modo benevolo l’andamento” dell’affidamento in prova ai servizi sociali, anche per Silvio Berlusconi “ci si sente di dare rilievo alla coerenza dimostrata con i fatti”. Che poi “si sia trattato di un passaggio da una adesione formale ad una effettiva partecipazione all’opera di rieducazione – si legge nel provvedimento -, tale è il dato di fatto che il magistrato di sorveglianza è tenuto a valutare, essendo inibito al giudice ogni giudizio intrinseco inerente l’animo umano”.  (di Francesca Brunati/ANSA)

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