Obama, faremo di tutto per salvare l’americana in ostaggio dell’Isis

Pubblicato il 02 febbraio 2015 da redazione

President Obama Delivers Remarks On FY2016 Budget
NEW YORK. – Dopo il brutale assassinio del giornalista giapponese Kenji Goto, restano in mano ai tagliagole dell’Isis almeno altri quattro ostaggi ‘di peso internazionale’, tra cui una donna americana. Come sempre, ogni trattativa è per gli Usa fuori discussione, ma una azione di forza è invece possibile. Per trarla in salvo, ha detto il presidente Obama, gli Stati Uniti stanno utilizzando “tutti gli strumenti” a loro disposizione, stanno facendo tutto ciò che è in loro potere. E per essere ancora più chiaro, il Commander in Chief ha affermato che gli Usa sono “al lavoro con gli alleati della coalizione per localizzare il luogo” dove è tenuta prigioniera. La sua identità non è stata rivelata. Si sa pero’ che si tratta di una cooperante di 26 anni, rapita nell’agosto del 2013 mentre faceva la volontaria in Siria per aiutare la popolazione martoriata dalla guerra. Liberarla non sarà però una cosa facile. Già nel luglio scorso è fallito un blitz delle forze speciali Usa per liberare i giornalisti americani James Foley e Steven Sotloff, e anche altri ostaggi in mano all’Isis. All’epoca, secondo alcune fonti, l’Isis aveva 23 ostaggi. Almeno cinque, compresi Foley e Sotloff, hanno poi perso la vita, decapitati. Numerosi altri sono stati liberati, in cambio del pagamento di un riscatto. Negli ultimi tempi, però, l’Isis sembra aver cambiato strategia. Più che a un riscatto, ora sembra puntare a uno scambio di prigionieri e ad una affermazione politica. Con le trattative ha visto che riesce ad essere più a lungo sulle prime pagine di tutto il mondo, e trattando direttamente con uno Stato, a sua volta aumenta di statura, affermano diversi esperti. E frutto di una precisa strategia di immagine sembra anche il fatto che sul piatto mette ora la sorte di tre donne, e di una bimba: per la liberazione di Goto, e per risparmiare la vita al pilota giordano Muath al Kaseasbeh, l’Isis ha chiesto la liberazione di una donna, la terrorista irachena Sajida al-Rishawi, condannata a morte in Giordania. E ancora, per la liberazione della cooperante americana ha chiesto 6,6 milioni di dollari, ma anche il rilascio di Aafia Siddiqui, una neuro scienziata pachistana nota come ‘Lady al Qaida’, detenuta in Texas sin da quando nel 2010 è stata condannata ad 86 anni di prigione. E ancora, secondo quanto hanno riferito una fonte regionale alla Cnn, l’Isis starebbe chiedendo dietro le quinte anche la liberazione di Saja al Dulaimi, una irachena che è sposata – o che lo è stata – col ‘califfo’ dell’Isis, Abu Bakr al Baghdad. Dalla loro unione è nata una bimba, che al Dulaimi aveva accanto a sè quando è stata arrestata a novembre, e ora al Baghdadi vorrebbe la liberazione di entrambe. Ma al di là della crisi degli ostaggi, su un più ampio scenario, l’inviato dell’Onu in Siria Staffan de Mistura ha invece affermato davanti alla Commissione Esteri del Parlamento europeo che, paradossalmente, la crescita dell’Isis “può essere un’opportunità”, nel senso che ha alzato l’allarme delle altre potenze regionali. Ma la soluzione passa anche per la fine del conflitto in Siria e l’unica soluzione è “trovare un accordo inclusivo tra tutte le parti” che includa il presidente Assad, “visto che il suo regime “controlla ancora il 50% del paese e della popolazione”.

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