Mattarella presidente di tutti, qui per ricucire

Quirinale: Mattarella giura tra applausi Aula

ROMA. – “Cerca una figura alla Papa Francesco”, dicevano di Matteo Renzi nei giorni della corsa al Colle. Forse il premier l’ha trovato nella figura mite e rigorosa di Sergio Mattarella, nella volontà del nuovo presidente di fare della politica “un servizio al bene comune”, di sè stesso il punto di riferimento di una “comunità”, del Quirinale “la casa degli italiani, sempre di più”. Inchina la testa quando giura fedeltà alla Repubblica, Mattarella. Sarà – lo ha detto fin dalle sue prime parole – non solo “l’arbitro imparziale” che sorveglia le regole, il custode e garante della Costituzione, della bandiera e dei simboli della Repubblica. Ma innanzitutto il padre attento a bisogni, difficoltà e speranze degli italiani. Persone in carne ed ossa, che il presidente porta idealmente con lui nel Parlamento solennemente adornato di bandiere, tra gli scranni di pelle rosso carminio. Vecchi soli, giovani disoccupati, poveri, emarginati, ragazzi con la speranza negli occhi, malati sofferenti, bambini spensierati, forze armate in missione di pace, donne vittime della violenza, famiglie in difficoltà, stranieri, imprenditori piegati dalla crisi, “chi non si arrende alla sopraffazione e chi cerca una via di riscatto”. Uomini e donne “con differenti convinzioni politiche, culturali e religiose”. Sono l’Italia del presidente, che avverte innanzitutto “la responsabilità di rappresentare l’unità nazionale”, di ricucire gli strappi di un tessuto sociale lacerato, anche a causa di una lunga crisi. La legge elettorale è una indiscutibile priorità, ma non occupa più di tre righe nel discorso del presidente. L’unico patto a cui Mattarella fa riferimento, non è quello del Nazareno ma il “Patto costituzionale” che tiene unito il Paese. La Costituzione è una cosa viva, i cui articoli richiama e spiega ad uno ad uno. L’urgenza delle riforme, che il presidente spinge a portare a termine, è tale per il “dovere di dare risposte concrete alla nostra comunità”. L’Europa è il baluardo di una democrazia minacciata dal terrorismo fondamentalista e dagli integralismi religiosi. Il Parlamento non è una fredda e lontana istituzione, ma il luogo che riunisce “rappresentanti dell’intero popolo italiano”, tutti insieme al lavoro “al servizio del Paese”. Legalità, speranza, libertà, unità, giustizia, sono le parole che più ricorrono nella “agenda esigente” del presidente, quella su cui “sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al Popolo”. Decine di volti trovano posto, ed identica dignità, nell’Italia di Mattarella. Ciampi e Napolitano, ma anche i fucilieri di Marina Latorre e Girone; Papa Francesco e i cooperanti padre Dall’Oglio, Lo Porto e Scaravilli; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (ma certo anche Piersanti Mattarella, come loro vittima di mafia, che per pudore Mattarella nomina solo nel suo cuore); Corpo diplomatico ed alte cariche istituzionali, ma anche i giornalisti di Charlie Hebdo e il piccolo ebreo Stefano Tachè, ucciso a Roma nell’attentato alla Sinagoga dell’82. “Era un nostro bambino, un bambino italiano”, sono le parole bellissime di Mattarella, presidente di tutti. (di Milena Di Mauro/ANSA)

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