Renzi pensa ad un ministero per il Mezzogiorno e prepara un tour nelle città del Sud

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ROMA. – Il salto è netto. E arriva alla Prima Repubblica. Porta a lì l’idea del presidente del Consiglio, Matteo Renzi di allargare il ministero per gli Affari regionali e di trasformarlo in un ministero per il Mezzogiorno. Porta ad un periodo storico in cui fu ‘messo’ il tassello meridionale del miracolo italiano, poco più di 60 anni fa, anni del governo De Gasperi. E porta ad una volontà: quella di rendere il Mezzogiorno quanto mai centrale. Potrebbe essere una donna a reggere le redini del neo ministero, dopo le dimissioni di Maria Carmela Lanzetta da ministro degli Affari regionali. E il dicastero potrebbe anche occuparsi della gestione dei fondi europei. Non solo. Dovrebbe anche riprendere presto il tour di Renzi in diverse città del Sud, forse a cominciare da Melfi. Una idea, quella del premier su un ministero ad hoc, che porta inevitabilmente a ripercorrere la lunga la storia della ‘centralità’ del Sud nei programmi di Governo: con la Cassa del Mezzogiorno, prima; l’Agensud, dopo. E con l’Iri. Con i miliardi delle vecchie lire spesi in interventi che hanno cambiato il volto del Sud; con altrettanti miliardi sprecati. Anche Silvio Berlusconi ed il suo allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti furono tentati dall’idea di dare nuova centralità alla questione meridionale. Con un piano e con una banca del Mezzogiorno che aveva la sua ‘filosofia’ nel lasciare i soldi a Sud, grazie al radicamento sul territorio delle banche di credito cooperativo e che poi, però, è finita con l’occuparsi principalmente di prestiti ai dipendenti delle Poste. Tentativi più o meno abortiti a parte, è nella Prima Repubblica che il rilancio del Mezzogiorno diventa l’asset principale, con quella Cassa del Mezzogiorno che nacque, da un’idea del meridionalista Pasquale Saraceno, con la legge 646 del 1950: intervento straordinario voluto dal governo di Alcide De Gasperi per modernizzare un Sud che era rimasto pericolosamente indietro. Trentaquattro anni molto controversi, quelli della Casmez. Nelle intenzioni, l’ente intendeva ricalcare le agenzie di sviluppo locale avviate negli Stati Uniti d’America durante il New Deal. Fu così che l’acqua arrivò in molte case, furono realizzate fogne, ponti, bonifiche. Ma ci fu anche il grosso ‘affare’ delle partecipazioni statali e delle cosiddette ‘cattedrali nel deserto’. Nel 1984 fu il governo di Bettino Craxi a deciderne la soppressione. Arrivò l’Agensud, che durò ancora fino al 1992. E a questa data l’investimento complessivo per il sud e’ da capogiro: 279.763 miliardi di lire, vale a dire 140 miliardi di euro. E proprio fino al 1992 che il ministero per il Mezzogiorno è esistito, quando fu unificato nel ministero del Bilancio sotto il governo Amato. Il suo potere fu grande nella seconda metà degli anni ’80, grazie alla legge 64/86 che stanziava 120mila miliardi di lire, di allora. Le lotte di potere, la burocraticità, i pochi risultati ne portarono alla cancellazione che, insieme a una radicale riforma di tutto il sistema degli incentivi, servì anche ad impedire che si procedesse al referendum di abolizione della legge per il Mezzogiorno, voluto dalla Lega: un referendum che, comunque andasse, avrebbe spaccato il paese tra nord e sud. (di Patrizia Sessa/ANSA)

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