Merkel e Hollande da Putin, ultima possibilità di pace in Ucraina

Pubblicato il 06 febbraio 2015 da redazione

MERKEL-HOLLANDE DA PUTIN, SI CERCA PACE MA CONFINE NON CAMBIA

MOSCA. – Lunga trattativa notturna al Cremlino tra Putin, Merkel e Hollande sul nuovo piano di pace proposto dai due leader europei per mettere fine a dieci mesi di guerra nel martoriato sud-est di un Paese ormai al collasso economico, con la grivnia scambiata a 25 per un dollaro, contro i 9 di un anno fa. Difficile ‘leggere’ un incontro a porte chiuse di oltre tre ore – seguito da una cena – da cui non è trapelato nulla, senza membri delle delegazioni ed interrotto dopo un’ora e mezzo solo per una rituale foto di gruppo. Ma il fatto che la cancelliera tedesca Angela Merkel abbia deciso di volare a Mosca per la prima volta dall’inizio del conflitto è interpretato da analisti e fonti russe come un “segno positivo”. Prima di partire, tuttavia, la Merkel e il presidente francese Francois Hollande avevano manifestato prudenza e scetticismo sulla possibilità di convincere il leader russo ad accettare un piano di cui non si conoscono ancora i dettagli ma che – secondo indiscrezioni di stampa e le indicazioni della stessa Merkel – ha tutta l’aria di essere una rivisitazione degli accordi di Minsk, ripetutamente violati da ambo le parti: immediato cessate il fuoco, arretramento delle armi pesanti, scambio di prigionieri, larga autonomia, ritiro di tutte le formazione illegittime armate e dei mezzi militari, controllo dei confini. Le uniche varianti potrebbero essere la ridefinizione della linea di contatto, con il riconoscimento delle conquiste fatte nel frattempo dai ribelli (un migliaio di kmq), e la sostituzione degli osservatori Osce con i caschi blu dell’Onu. “Possiamo fare – aveva detto la cancelliera prima di salire a bordo dell’aereo – solo ciò che è in nostro potere. Sappiamo che la situazione è completamente aperta, ma non sappiamo se riusciremo ad arrivare ad un cessate il fuoco, se ci arriveremo oggi o se saranno necessarie altre discussioni, non sappiamo se i colloqui di oggi saranno lunghi o brevi. O se saranno gli ultimi colloqui”. Con la missione di ieri a Kiev (cinque ore con il presidente Petro Poroshenko) e di oggi a Mosca “noi ci impegniamo a mettere fine al bagno di sangue e a far rivivere gli accordi di Minsk”, aveva aggiunto, ricordando che è in ballo “la pace europea” e smentendo le notizie di stampa su possibili concessioni territoriali ai ribelli. Alla vigilia anche Hollande aveva assicurato il rispetto dell’integrità territoriale ucraina, parlando di un piano “accettabile per tutti” e ammonendo che “i negoziati diplomatici non possono proseguire all’infinito”. Putin l’ha capito, incalzato anche da un Paese messo in ginocchio da sanzioni, crollo del rublo e del prezzo del petrolio. Ma, come un consumato giocatore di scacchi, ha continuato a giocare in attacco facendo una proposta ai due leader europei e offrendo loro la possibilità di sganciarsi da Washington, sempre più incline a soccorrere militarmente l’Ucraina. A tenere alta la tensione con Mosca oggi è stato il vicepresidente Usa, Joe Biden, che durante la sua visita a Bruxelles ha attaccato il leader russo accusandolo di volere “l’escalation militare con l’invio di mercenari e carri armati”. “Putin – ha proseguito – chiede nuovi piani di pace mentre le sue truppe marciano nelle campagne ucraine: ignora ogni accordo che ha firmato in passato. Non gli permetteremo di ridisegnare la mappa d’Europa. Noi e l’Ue dobbiamo stare fermamente uniti a sostegno dell’Ucraina che sta lottando per la sopravvivenza”. Intanto un segnale di speranza arriva dal corridoio umanitario concordato oggi tra Kiev e i ribelli per evacuare i civili sullo sfondo di una tregua prorogata sino a domani, anche se pare interrotta a momenti da spari e bombardamenti. Un migliaio di civili sono stati evacuati con oltre 20 bus da Debaltsevo, Avdiivka e Svitlodar. Chi ha deciso di lasciare la propria casa è stato trasferito più a nord di Donetsk, in località controllate da Kiev, come Sloviansk, Sviatogorsk, Kramatorsk e Grodovka, ma anche nella vicina regione di Kharviv. A Debaltsevo, strategico nodo ferroviario tra Donetsk e Lugansk, c’erano 25 mila abitanti ma la maggior parte era già fuggita. Solo circa 7.000 erano rimasti. (di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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