Dai cristiani agli induisti, polemiche per le parole di Obama

OBAMA E IL DALAI LAMA PREGANO INSIEME. L'IRA DELLA CINA

WASHINGTON. – Dalla pancia dell’America, ma anche dall’India: il presidente degli Stati Uniti Barack Obama parla di religione, ne condanna le distorsioni che hanno attraversato la storia di tutte le confessioni, non solo dell’Islam, e viene travolto da una pioggia di critiche. A partire dai cristiani americani che si sentono offesi e accusano Obama di ignorare ”ancora una volta” i valori americani, in particolare quando il presidente ricorda le Crociate e l’Inquisizione e rimarca quanto e come -anche nel suo Paese- e’ stato fatto in nome di Cristo. Invitando quindi a desistere dal ‘lanciare la prima pietra’ oggi, nonostante o forse soprattutto considerato il clima di ‘ansia globale’ per la minaccia terroristica proveniente dall’estremismo islamico. ”Nel corso di tutta la sua storia l’umanita’ si e’ trovata alle prese con queste questioni”, aveva sottolineato Obama nel suo discorso ieri al National Prayer Breakfast, evento annuale incentrato sulla ‘preghiera comune’, ”e quando ci mettiamo nella posizione di pensare che cio’ riguarda solo gli altri, ricordiamo che durante le Crociate e l’Inquisizione la gente ha commesso atti terribili in nome di Cristo. Nel nostro Paese la schiavitu’ e Jim Crow (leggi sulla segregazione razziale in Usa ndr) troppo spesso sono state giustificate nel nome di Cristo”. ”C’e’ una tendenza – aveva continuato – una tendenza peccaminosa, che puo’ traviare e distorcere la nostra fede”. Troppo per alcuni cristiani. E per quei repubblicani che, gia’ critici dell’approccio ‘obamiano’, ancor di piu’ – quando si tratta di additare il ‘nemico’ degli Usa – non vogliono ci sia spazio per dubbi o confusione. Tanto piu’ se appaiono come un accostamento all’Isis: le parole di Barack Obama ”sono le piu’ offensive che io abbia mai sentito da un presidente”, ha reagito il repubblicano Jim Gilmore, ex governatore della Virginia, ”ha offeso ogni credente cristiano negli Stati Uniti. Cio’ conferma che Obama non crede nell’America o nei nostri valori”. E, ancora, Russell Moore, presidente della Southern Baptist Ethics and Religious Liberty Commission, ha definito i commenti del presidente sulla cristianità ”un infelice tentativo d’avventato paragone”. Ciò di cui abbiamo bisogno, ha incalzato, e’ ”un quadro morale da parte dell’amministrazione e una strategia chiara per combattere l’Isis”. Non solo in casa pero’ Obama raccoglie critiche: due ministri indiani del governo guidato dal partito della destra induista hanno reagito con sdegno ai commenti del presidente degli Usa sull’India, Paese in cui a suo avviso ”negli anni scorsi la fede religiosa di ogni denominazione è stata colpita, con atti di intolleranza che sarebbero stati uno shock per Gandhi”. E in cui del resto proprio oggi 140 vescovi cattolici hanno guidato una marcia di protesta contro il proliferare di attacchi anti-cristiani. Il ministro dell’Interno, Rajnath Singh, ha risposto sentenziando che in India ”non c’e’ alcuna discriminazione sulla base di casta, fede o religione”. Mentre il ministro di Finanze e Difesa, Arun Jaitley, ha minimizzato: ”L’India ha una fortissima storia culturale di tolleranza, e qualche aberrazione non la può certo alterare”. (di Anna Lisa Rapanà/ANSA)