Ruby: secondo i giudici, prove univoche su prostituzione ad Arcore

Pubblicato il 09 febbraio 2015 da redazione

RUBY: BERLUSCONI INDAGATO A MILANO

MILANO. – Ci sono prove univoche di un giro di prostituzione ad Arcore, con Lele Mora che procacciava a Emilio Fede “ragazze da portare” per “allietare le serate” dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e con Nicole Minetti che provvedeva ad “alimentare e mantenere il circuito, con mansioni di tipo essenzialmente organizzativo”. Un giro di cui faceva parte anche Ruby, la quale per la sua “attività (…) di escort” sarebbe stata ricompensata dall’ex premier prima per sue “le prestazioni ottenute” e poi per “il suo silenzio”. E’ lo spaccato che, sebbene non nuovo, emerge in maniera netta nella motivazioni della sentenza con cui la terza corte d’Appello di Milano, in base a “incontrovertibili” riscontri, lo scorso novembre, pur riducendo le pene inflitte in primo grado, ha condannato Fede a 4 anni e 10 mesi di carcere, Nicole Minetti a 3 anni e Lele Mora – ha rinunciato hai motivi di appello e si è visto riconoscere la continuazione con i 4 anni e 3 mesi patteggiati per la bancarotta della L&M management – a 6 anni e un mese di reclusione. I tre sono imputati per la vicenda Ruby, la giovane marocchina al centro delle serate ‘hot’ a Villa San Martino, e per la quale Berlusconi è stato assolto in secondo grado dalle accuse di concussione e prostituzione minorile. Per il leader di Forza Italia il prossimo 10 marzo si aprirà il processo in Cassazione. Secondo i giudici presieduti da Arturo Soprano, “il rituale” del bunga bunga “prevedeva una sorta di immancabile congedo tra le partecipanti alle feste” in cui “il padrone di casa (…) elargiva somme di denaro di vario importo” in buste con banconote da 500 euro, con “modalità ripetitiva e costante, sino a rappresentare una sorta di copione conosciuto e collaudato”. Ricompense, tra cui anche gadget e gioielli, “commisurate” alle prestazioni delle ospiti che, per altro, avevano un “linguaggio, talora sboccato e disinibito, sintomatico di uno stile di vita spregiudicato e disinvolto”. Il loro sarebbe stato un comportamento dettato dallo scopo “di divertire e sollecitare l’eccitazione sessuale del padrone di casa”, un “servizio reso per conseguire denaro e altre utilità”. La Corte, oltre a parlare di un “accordo collaudato da anni tra Mora e Fede” per procurare le giovani donne a Berlusconi e a precisare che non c’è prova che l’ex direttore del TG4 sapesse della minore età di Ruby (in linea con le motivazioni dell’assoluzione in secondo grado dell’ex premier), ha anche spiegato di aver concesso le attenuanti generiche a Nicole Minetti per “lo stato di incensuratezza e il considerevole ridimensionamento della posizione processuale per effetto dell’assoluzione dalla maggior parte delle imputazioni”. I giudici però non hanno mancato di evidenziare il tema dell’indagine chiamata Ruby ‘ter’, in cui 45 persone, tra cui Berlusconi, i suoi legali storici Niccolò Ghedini e Piero Longo e molte ragazze, sono indagati a vario titolo per corruzione in atti giudiziari o falsa testimonianza. Così nelle loro motivazioni si legge che l’allora presidente del consiglio avrebbe ricompensato Ruby anche “per comperare il suo silenzio” sulle serate, e che “l’elargizione continuativa di tanto denaro” alle giovani ospiti, convocate ad Arcore il 15 gennaio 2011, il giorno dopo essere state perquisite nelle loro abitazioni, “non può essere spiegata con la solita ‘generosita” del leader di Forza Italia e la sua intenzione di risarcirle per i danni subiti per via dell’indagine di quattro anni fa. “L’incontro – hanno precisato i giudici – è stato organizzato dal Presidente proprio (…) in funzione del loro prevedibile futuro ruolo di testimoni” con “il risultato” di una “sovrapponibilità” delle loro dichiarazioni in aula “che con perfetta sincronia hanno tutte ammesso lo svolgimento di ‘cene conviviali’, con spettacolini da ‘burlesque’ o tipo ‘Bagaglino’, in occasione delle quali ‘assolutamente’ non avvenivano toccamenti o palpeggiamenti'”. Una ricostruzione, questa che, per l’avvocato Federico Cecconi, il legale dell’ex premier nella nuova inchiesta, “risulta del tutto opinabile sotto molteplici profili. L’analisi accurata della realtà consentirà di dimostrare come simili dazioni, tra l’altro effettuate in modo del tutto trasparente mediante bonifici bancari – ha proseguito Cecconi -, fossero del tutto sconnesse dalle indagini in corso e avessero quale unica finalità il mero aiuto disinteressato, a persone che, loro malgrado, si erano trovate in modo del tutto inaspettato davanti ad una vera e propria deriva mediatica. Nulla di altro e, soprattutto, nulla di illecito”.  (di Francesca Brunati/ANSA)

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