Renzi, la vera battaglia è il cambio della politica economica dell’Ue

Pubblicato il 12 febbraio 2015 da redazione

RENZI, LA VERA BATTAGLIA E' CAMBIARE ECONOMIA UE

ROMA. – La timide schiarite sui due fronti incandescenti d’Europa, la crisi greca e quella ucraina, hanno consentito a Matteo Renzi di porre sul tavolo di Bruxelles i due problemi che riguardano l’Italia: Mediterraneo e flessibilità. Accusato dall’opposizione di non aver sfruttato a dovere il semestre italiano di presidenza Ue, il premier tenta il recupero all’interno della famiglia socialista per spingere i due temi sul tavolo della commissione europea. Ma sarà una lunga partita. Il motivo è anche nel volto improvvisamente turbolento che il nostro Paese mostra alle cancellerie occidentali dopo il tramonto del Patto del Nazareno. Un naufragio le cui ”complicanze” (per usare le parole del forzista Sisto) sono state forse sottovalutate. L’improvvisa decelerazione delle riforme, che ha imposto al governo di ricorrere alla seduta fiume a Montecitorio tra le proteste di tutte le opposizioni, non è infatti un buon biglietto da visita per chi ha promesso un’agenda rapida e chiara. Non è un mistero, infatti, che il programma renziano sia stato accolto con interesse a Berlino e a Francoforte per il senso di svolta che ha impresso ad un quadro tradizionalmente ingessato. Ma adesso il cammino rischia di diluirsi, con tutte le conseguenze del caso. Naturalmente ciò non significa che il percorso sia a rischio: la maggioranza gode pur sempre di margini tranquillizzanti in Parlamento. Ma l’immagine di litigiosità trasmessa dalla bagarre notturna alla Camera sulla riforma del Senato, e l’esasperante lentezza delle votazioni, ha dimostrato che si è perduta per strada quella compattezza e quel senso di ampliamento della coalizione riformista che finora aveva consentito al Rottamatore di presentarsi un po’ ovunque come l’uomo del cambiamento. In realtà per il segretario-premier nella rottura del patto del Nazareno c’è anche un’altra insidia: uno spostamento a sinistra del baricentro dell’alleanza di governo che lascerebbe insperati spazi a Berlusconi e irriterebbe l’alleato Alfano. La sinistra dem infatti rivendica un cambiamento di metodo nelle votazioni d’aula, vale a dire l’approvazione di alcune sue proposte di modifica, all’insegna di quello schieramento che ha votato Mattarella al Quirinale e del quale Forza Italia non fa parte. Finora l’esecutivo ha risposto picche ma la minoranza Pd ha fatto sapere che, se non ci sarà nessun margine, tornerà a votare di volta in volta ”come ritiene giusto”, un po’ come ha preannunciato anche Fi. Il che comporta rischi di prospettiva soprattutto al Senato. Il problema non riguarda solo le riforme. Il Nuovo centrodestra è infatti in allarme sui decreti attuativi del Jobs Act (il Pd ”vuole tornare indietro”, accusa Sacconi) e sul decreto che riguarda le banche popolari. Quest’ultimo è un fronte sul quale si è schierata anche Forza Italia che evoca lo scandalo della Banca Romana. Sotto inchiesta della Procura di Roma sono finite ”operazioni anomale” di insider trading denunciate dalla Consob e che avrebbero consentito ad alcuni operatori finanziari plusvalenze da 10 milioni di euro. Tutta l’ opposizione chiede al governo di fare chiarezza su una vicenda ”a tinte fosche”. Si tratterà di vedere quanto la controffensiva berlusconiana potrà incidere sui rapporti interni alla maggioranza. Renzi ostenta sicurezza soprattutto in base al caos che regna alla corte berlusconiana. Il leader azzurro è infatti stretto in una tenaglia: non può avvicinarsi troppo alla Lega senza rischiare di essere attratto nella sua orbita e allo stesso tempo deve fronteggiare la fronda interna che lo indebolisce vistosamente. A quanto sembra Raffaele Fitto non ha nessuna intenzione di allinearsi né di lasciare il partito; allo stesso tempo Berlusconi non è in grado di espellerlo per il semplice motivo che non esistono le norme per farlo. Il partito liquido ha i suoi limiti e il Cav non può condurre, in vista delle regionali, una guerra su tre fronti con Renzi, Fitto e Salvini. Questa è la vera garanzia che consente al Rottamatore di guardare con tranquillità all’immediato futuro, nella speranza che la posizione di Fi con il passare delle settimane si ammorbidisca. (di Pierfrancesco Frerè/ANSA).

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