Mattarella osserva ma non interviene su Parlamento

Riforme: Camera approva seduta fiume, subito sospesa

ROMA. – Si inizia a costituire l’ossatura dello staff che accompagnerà Sergio Mattarella per i prossimi sette anni e compaiono in vista del Colle le prime “grane” politiche. Oggi le opposizioni hanno chiesto a gran voce – primo tenore Renato Brunetta – un intervento del presidente della Repubblica e il Quirinale ha prontamente fatto sapere che incontrerà non le opposizioni (raggruppamento sui generis che in queste ore va da Forza Italia a Sel passando per Grillo e all’interno del quale ognuno fa la propria battaglia) ma i diversi gruppi parlamentari che ne faranno richiesta. E si partirà solo martedì con il gruppo di Sel che aveva chiesto un’udienza da tempo. Quindi dopo l’approvazione di tutti gli emendamenti delle riforme, salvo voto finale che ci sarà ben più avanti. Con questa mossa Mattarella sembra per ora non voler intervenire sulle pur aspre dinamiche parlamentari che hanno fatto alzare la temperatura a Montecitorio, soprattutto in questa fase concitata nella quale il Governo vuole chiudere al più presto il pacchetto di riforme costituzionali. Il neopresidente, e lo ha detto con chiarezza nel discorso d’insediamento, ritiene importante un processo riformatore in Italia. E segue, si è appreso, con estrema attenzione il dibattito in atto. Ma sembra chiaro che intende restare fuori da questa dialettica parlamentare, proprio nel rispetto dei diversi poteri e funzioni che caratterizzano le Camere e la presidenza della Repubblica. E valuta le leggi quando giungono sul suo tavolo, non prima. E’ evidente infatti che il Parlamento ha una propria giurisdizione interna per regolare e, ove necessario, sanzionare comportamenti sopra le righe. Non può essere, in estrema sintesi, il Quirinale ad intervenire sui regolamenti parlamentari. Anche perche’ non si tratta di un conflitto tra istituzioni ma di tensioni all’interno di una istituzione. “Wait and see”, quindi. Anche perche’ con tutta probabilità già la prossima settimana l’atmosfera si potrebbe raffreddare e sarà per tutti più facile ragionare su un tema così importante come la riforma del bicameralismo paritario. Comunque la giornata ha segnato un giro di boa per Sergio Mattarella che a due settimane dalla sua elezione già si trova sotto il fuoco del Movimento cinque Stelle: Grillo oggi ha sparato ad alzo zero contro il presidente definendo il suo silenzio “inquietante e forse peggio dei moniti di Napolitano”. Intanto il capo dello Stato prende possesso della “macchina Quirinale”: oggi le prime nomine di alcuni dei suoi più stretti collaboratori. Presto ne seguiranno altre che chiuderanno la squadra presidenziale. La sorpresa è certamente quella di Simone Guerrini, uno stimato manager di 52 anni scelto da Mattarella per il ruolo centrale di Direttore dell’Ufficio di Segreteria. In sostanza un consigliere politico che sarà vicinissimo al presidente e che avrà accesso a tutti i dossier ma che con la sua esperienza manageriale potrà anche controllare la dispendiosa struttura quirinalizia. Confermate invece le indiscrezioni della vigilia nel settore comunicazione: a fare il portavoce di Mattarella sarà Giovanni Grasso, un giornalista di grande esperienza, anche lui cinquantenne. Grasso, studioso del movimento cattolico in Italia, ha pubblicato diversi libri (tra cui i Carteggi Sturzo-Rosselli e Sturzo-Salvemini e le biografie di Oscar Luigi Scalfaro e Piersanti Mattarella). Infine Gianfranco Astori, uomo di grande spessore, ha navigato tra il giornalismo e la politica, è stato nominato Consigliere del presidente per l’informazione. Ex direttore dell’agenzia Asca, esperto di politica internazionale, ex deputato e sottosegretario Astori garantisce solidità alla squadra disegnata da Mattarella. Poi, forse già la prossima settimana, si potrà definire anche la casella chiave del segretario generale: in pole position rimane Ugo Zampetti, seguito da Alessandro Pajno che i “bookmaker” danno più indietro. (Di Fabrizio Finzi/ANSA)

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