Esordio di Napolitano in aula: “Respingo le accuse sulla Libia”

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ROMA. – Esordio in aula per Giorgio Napolitano con autodifesa sui bombardamenti in Libia del 2011. L’ex presidente della Repubblica, ormai “semplice” senatore a vita, prende la parola dal suo seggio di Palazzo Madama per il suo primo intervento politico (nei giorni scorsi aveva già preso la parola per ringraziare i senatori dell’accoglienza). Napolitano parla durante il dibattito che segue le comunicazioni del ministro Gentiloni sulla Libia e dice la sua sulla crisi che infiamma il paese nordafricano. “Noi non possiamo tirarci indietro, come non ci tirammo indietro nel 2011”, scandisce il senatore a vita, che chiede un intervento dell’Italia: un intervento prima di tutto politico e diplomatico, senza escludere scenari militari. Con l’occasione, l’ex capo dello Stato non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Napolitano replica puntigliosamente a chi lo ha accusato di aver spinto l’Italia nel 2011 ad avallare i bombardamenti contro Gheddafi consegnando così il paese africano al caos nel quale oggi si inserisce l’Isis. “Sono stato gentilmente citato – esordisce Napolitano con una punta d’ironia – per il ruolo avuto nei giorni in cui venne deciso che l’Italia partecipasse a un’iniziativa multilaterale di carattere militare in Libia. Bene, vale la pena di ricordare che fu una comune assunzione di responsabilità, incentrata su chi nel nostro sistema costituzionale aveva ed ha la responsabilità delle decisioni in materia di politica estera e di difesa, cioè il Governo della Repubblica”. “Vorrei però ricordare – aggiunge ruotando lo sguardo verso i vari settori dell’emiciclo – che ci fu un amplissimo consenso con la risoluzione approvata il 18 marzo da Camera e Senato, che fu qualcosa di molto significativo e importante”. Il presidente emerito rispedisce le critiche al mittente: “Le gratuite polemiche sulla partecipazione dell’Italia all’intervento Nato del 2011 dimenticano che non solo il governo Berlusconi vi aderì sulla base dell’autorizzazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma che fu proprio l’Italia ad adoperarsi perché l’operazione, iniziata estemporaneamente da Francia e Regno Unito, rientrasse interamente nel quadro di gestione politica e militare dell’Alleanza atlantica. Un quadro da cui l’Italia, ritenemmo tutti quanti all’epoca, e anch’io in qualità di presidente del Consiglio supremo di difesa, che pure non è un organo decisionale, non potesse in alcun modo estraniarsi” precisa ulteriormente. Anche Napolitano, come Gentiloni e Casini, sostiene che “l’errore giù grave è consistito in una sorta di disimpegno di larga parte della comunità internazionale” una volta caduto Gheddafi. Sul che fare oggi, con l’Isis sull’altra sponda del Mediterraneo Napolitano auspica che l’Italia “sia in grado di fare la sua parte in un ambito più ampio e collettivo di intervento che si renda necessario”. “Un intervento che sia innanzi tutto politico e diplomatico” ha concluso.

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