Il Derby della Lanterna con vista sull’Europa, Samp-Genoa story

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ROMA. – Derby con vista sull’Europa. E’ questa la prospettiva affascinante e imprevista che Sampdoria e Genoa vivranno sabato sera dato che procedono a braccetto al 6/o posto di un torneo che ha ribaltato le gerarchie, con Inter e Milan a distanza. E’ la locomotiva low cost gestita da Gasperini che vi arriva col vento in poppa, ma la frenata recente della Mihajlovic band non cancella gli encomi meritati nell’andata. Sara’ una sfida bollente dato che il sito Footballderbies.com colloca il derby della Lanterna al 14/o posto tra i piu’ sentiti in una graduatoria guidata da Fenerbahce-Galatasaray con Roma al 5/o posto, Milano al 20/o, Verona e Torino sperdute al 78/o e 80/o. La rivalita’ e’ cosi’ radicata che ha tratto linfa sia dalle rare stagioni di gloria che dai lunghi periodi bui. Perche’ di scherzi perfidi se ne sono scambiati sempre, a partire dai primi vagiti della Samp nel 1946, con il gusto sadico di decidere l’altrui retrocessione. Ad esempio, un 3-2 per la Samp nel 1951 orienta il declassamento del Genoa. Nove anni dopo stessa solfa: 3-0 con doppietta di Skoglund e i rossoblu’ precipitano. La vendetta viene consumata nel 1977: il Genoa prima vince 2-1, poi perde con le pericolanti Bologna e Foggia, e la Samp retrocede. Qualcosa di simile in B nel 2000: il Genoa si impone 1-0 e la Samp perde la promozione per un punto. Retrocede invece la Samp nel 2011 dopo un 2-1 sancito da Boselli al 7′ di recupero. Ce n’e’ abbastanza per alimentare e dividere per sempre la citta’. Il Genoa, primo club fondato in Italia e vincitore di nove scudetti fino agli anni ’20, rivendica simpatizzanti o tifosi illustri come Pertini, Tortora, De Andre’, Gassman, Brera; e’ l’antica nobilta’ decaduta che ha avuto poche gioie recenti (il quarto posto di Bagnoli nel 1991 e il quinto di Gasperini nel 2009). La Samp e’ cresciuta piano ma ha spopolato con la gestione Mantovani e l’epopea di Boskov, Mancini e Vialli culminata con lo scudetto del 1991, la coppa delle Coppe vinta e quella dei Campioni persa ai supplementari. Poi un terzo posto con Eriksson e Gullit nel 1994 e un quarto nel 2010 con Garrone, Delneri e Cassano-Pazzini. Rari momenti di gloria in quasi 70 anni, 113 se si considera l’avvento dell’Andrea Doria, antenata della Samp,diventata poi Liguria, Sampierdarenese e la Dominante. Dal 1946 prevale la Samp (24 vittorie a 16 con 23 pari in A), a partire dal 3-0 del primo derby, alla presenza del Capo provvisorio dello Stato (poi Presidente), Enrico De Nicola. Zoomando dal dopoguerra ecco alcune pillole: nel 1948 1-1 il 22 aprile nella sfida giocata di giovedi’ per non interferire con le elezioni del 18 aprile e la caporetto del Fronte Popolare; sei mesi dopo la Samp si impone col massimo vantaggio, 5-1. Il Genoa si riscatta col 3-1 del 1957 e i tre assist del leopardo uruguagio Abbadie. Nel 1974 1-1 con Maraschi che impatta alla fine su rovesciata: ci sarebbe una doppia retrocessione ma la Samp si salva per un illecito del Verona. C’e’ un 2-2 nel 1983 con la Samp che colpisce quattro pali, poi un 2-1 in rimonta nel 1989 firmato Mancini-Vialli. Nell’anno dello scudetto un pari e un 1-0 per il Genoa (bomba di Branco), con foto trasformata in cartolina e inviata per sberleffo a Natale ai tifosi doriani. Nel 1992 4-1 per la Samp ma fa notizia la sospensione per 10′ per lancio di rotoli di carta igienica a Pagliuca. Sale in cattedra Milito che segna l’unica tripletta nel 3-1 con tre espulsioni del 2009. Gasperini raddoppia col 3-0 sei mesi dopo. La storia recente non conosce pari: nel 2012 3-1 per la Samp con primo gol di Icardi in A e clamoroso autogol di Bovo, e 3-0 per il Genoa. Poi solo Samp di misura: 1-0 con Maxi Lopez nella gara spostata per il minacciato sciopero dei tifosi e, nell’andata, con gol di Gabbiadini, il campioncino ceduto al Napoli. Ma un terzo ko di fila sarebbe indigeribile anche per una tifoseria che apprezza la gestione del pittoresco Ferrero, il cui atteggiamento e’ agli antipodi dell’aplomb di Mantovani e Garrone. Dall’altra parte il re dei giocattoli e genio del mercato Preziosi: ogni volta mischia carte e giocatori, guadagna e regala a Gasperini una rosa sempre piu’ forte, pronta a essere smembrata per la rassegnata disperazione dei tifosi. (di Giorgio Svalduz/ANSA)