La Commissione Osa chiede la liberazione degli esponenti dell’opposizione in Venezuela

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WASHINGTON – Mancava solo lei all’appello. E ieri, anche se in ritardo rispetto ad altre organizzazioni, ha fatto sentire la sua voce. La Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) ha espresso la sua “profonda preoccupazione per la situazione dello Stato di diritto in Venezuela e il pieno rispetto dei diritti umani”. E chiede alle autorità di Caracas di liberare i leader oppositori ora rinchiusi nel carcere militare di Ramo Verde.

In un comunicato, la Cidh – organismo autonomo dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) – ha dichiarato che risulta “incompatibile con gli standard internazionali che detenuti civili siano imprigionati in un carcere militare” e ha chiesto alle autorità venezuelane di “liberare queste persone in attesa del loro processo”. L’Osa si riferisce, ovviamente, a Leopoldo López, leader del partito Voluntad Popular; a Daniel Ceballos, sindaco destituito di San Cristobal; e all’italo-venezuelano Antonio Ledezma, sindaco di Caracas. Quest’ultimo è stato arrestato giovedì scorso. L’accusa? Aver partecipato all’organizzazione di un presunto golpe contro il governo del presidente Maduro.

La notizia dell’arresto di Antonio Ledezma ha scosso profondamente i cittadini di Grottaminarda, dove vivono i suoi familiari. E subito si è creato un clima di grande solidarietà nella speranza che il leader politico possa essere messo al più presto in libertà.

L’appello di Sonia Bruno, sorella del sindaco di Caracas che vive in Italia, sul suo account Facebook ha ottenuto l’adesione di migliaia e migliaia di amici, conoscenti, simpatizzanti.

“Ho bisogno di tutto il vostro aiuto e quello dei vostri amici, chiunque di voi abbia un profilo Facebook o Twitter mi aiuti a far girare la pagina e le notizie sul Venezuela Freedom For Antonio Ledezma ho bisogno che faccia il giro del mondo” ha scritto Sonia Bruno. Un tam-tam, un passa-parola che appena iniziato non si è più fermato.

Prove di unità. L’Opposizione, dopo l’arresto del sindaco di Caracas, comincia a ricompattarsi. Almeno la detenzione del connazionale è servita a rinverdire lo spirito di solidarietà tra chi, nell’Opposizione, crede nell’alternanza al potere attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla Costituzione.

Il leader del partito social cristiano Copei, Roberto Henriquez, ha sottoscritto pubblicamente il cosiddetto Accordo Nazionale per la Transizione un documento – pubblicato per la prima volta lo scorso 11 febbraio – che è già stato denunciato dallo stesso Maduro come parte di un presunto piano “golpista”.

La moglie del sindaco di Caracas, Mitzy Capriles, quella dell’altro leader antichavista Leopoldo López – in carcere da oltre un anno – Liliana Tintori, e l’ex deputata Maria Corina Machado si sono presentate con Henriquez Capriles Radonski, governatore dello Stato Miranda ed ex candidato alla presidenza della Repubblica, in una conferenza stampa congiunta per annunciare l’allargamento del fronte di opposizione. Presente anche Henry Ramos Allup, leader di un altro partito ostile a Maduro, Azione Democratica, il quale ha peraltro negato decisamente che l’accordo rappresenti in alcun modo un’aspirazione al “colpo di Stato”.

Ramos ha poi ricordato che oltre la metà dei sindaci che appartengono all’opposizione sono attualmente sotto attacco giudiziario, e che dei tre firmatari originali dell’Accordo Nazionale per la Transizione -López, Ledezma e Machado- solo Machado è ancora in libertà.

Oggi in Venezuela la faccia, e la grinta dell’opposizione è al femminile. Lilian Tintori, Maria Corina Machado e Mitzy Capriles sono, infatti, fiere avversarie del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro. Pur con percorsi e posizioni diverse, tutte e tre sono in prima linea contro il chavismo e due di loro hanno i mariti in carcere, per il presunto delitto di cospirazione. Poche settimane fa erano in carcere anche i connazionali Enzo Scarano, ex sindaco di San Diego, e Salvatore Lucchese, ex capo della polizia dello stesso Comune. Ed anche in quell’occasione furono le donne a dare la faccia al punto tale che la signora Rosa Scarano, presentatasi candidato a Sindaco di San Diego, vinse con una votazione straordinaria e sorprendente.

Su tutti i media, venezuelani e no, in queste ore girano le foto di un incontro con altri esponenti antichavisti delle tre ‘mujeres’ di Caracas: al centro c’è la Capriles – la più anziana del gruppo – alla sua destra la bruna Machado, alla sinistra la bionda Tintori. Quest’ultima è sposata con Leopoldo López, in carcere da un anno.

Tra le diverse anime dell’opposizione, composta di una trentina di partiti e formazioni, López e la moglie rappresentano quella più dura: spingono infatti per ‘la salida’ (‘l’uscita’), la strategia politica che prova a mettere in un angolo Maduro per obbligarlo a dimettersi.

Delle tre l’avversaria più nota, e con un ‘curriculum’ più politico, del chavismo è la 48/enne Machado. Ingegnere industriale, è stata deputata fino a quando, un anno fa, è stata allontanata dal parlamento per ordine del presidente dell’assemblea, Diosdado Cabello.

Intanto il clima politico già incandescente potrebbe arroventarsi ancora di più dopo l’assassinato di un giovane studente, durante una manifestazione nella città di San Cristobal, vicino la frontiera con la Colombia. Il liceale quattordicenne è morto dopo essere stato raggiunto da uno sparo alla testa mentre partecipava in una manifestazione antigovernativa nei pressi dell’Università Cattolica.

Secondo informazioni diffuse dai media locali, Kluiver Roa, allievo del liceo Agustin Codazzi di San Cristobal, è stato ucciso intorno a mezzogiorno, dopo varie ore di scontri fra manifestanti e forze dell’ordine durante i quali sono state arrestate una dozzina di persone.

E’ proprio da San Cristobal che è iniziata, nel febbraio del 2014, l’ondata di proteste-prima studentesche, e poi di tutta l’opposizione, contro il governo del presidente Maduro durante la quale oltre 43 persone sono morte.