La Santa Sede rimedia alle gaffe del Papa su Ucraina e Messico

Pubblicato il 25 febbraio 2015 da redazione

Pope: Lenten spiritual retreat in Ariccia

 

 

 

 

CITTA’ DEL VATICANO.- Il linguaggio libero e diretto con cui papa Francesco si esprime nelle sue uscite è una delle caratteristiche che gli sono valse il grande sostegno conquistato a livello popolare, e non solo. In certi casi, però, quello stesso linguaggio sta causando diversi incidenti di percorso, delle vere e proprie “gaffe” che poi costringono gli uffici della Santa Sede a correre ai ripari per evitare spiacevoli conseguenze, anche a livello diplomatico. L’ultimo caso è stato quello che ha riguardato il Messico, il cui governo in questi giorni si è fortemente irritato per la email privata inviata dal Pontefice al responsabile di una Ong argentina, nella quale Bergoglio auspicava che in materia di narcotraffico si fosse ancora in tempo per evitare la “messicanizzazione” del suo Paese. La vicenda ha portato sull’orlo dell’incidente diplomatico: il governo messicano ha deciso di formalizzare la sua protesta con un “incontro di chiarifica” con il nunzio apostolico e una nota ufficiale, mentre il ministro degli Esteri Josè Antonio Meade esprimeva la sua “tristezza e preoccupazione” per le parole di Francesco e rivendicava come il Messico avesse “ripetutamente dimostrato il suo impegno a combattere i cartelli”. Tanto che, mentre montava la polemica e per evitare uno scadimento dei rapporti – il Messico è uno dei Paesi in predicato per accogliere un prossimo viaggio del Papa -, ieri sera la Segreteria di Stato ha consegnato una nota all’ambasciatore presso la Santa Sede, chiarendo che con l’espressione “evitare la messicanizzazione” Francesco non intendeva assolutamente ferire i sentimenti del popolo messicano, che ama molto, né disconoscere l’impegno del governo nel combattere il narcotraffico. A quanto pare ora il caso è chiuso, ma ha seguito di pochi giorni un altro ‘incidente’ nato da parole usate da Bergoglio, in questo caso pubblicamente, nell’udienza generale del 4 febbraio scorso nell’Aula Paolo VI. In un accorato appello sulla guerra in Ucraina, aggiungendo anche passi ‘a braccio’ al testo che era stato preparato, il Papa aveva parlato in quel caso di “orribile violenza fratricida” e aveva denunciato lo “scandalo” della “guerra fra cristiani”. Termini che non sono risultati graditi alle orecchie degli ucraini, in primo luogo i cattolici e gli stessi vescovi del Paese, che non ritengono affatto quella ucraina una “guerra civile” ma l’esito di una “invasione straniera”, di cui il Paese è “vittima”. E infatti, pochi giorni dopo, il 10 febbraio, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, diffuse una dichiarazione per precisare che il Papa nei suoi appelli a favore del dialogo e della pace aveva sempre “inteso rivolgersi a tutte le parti interessate”, spiegando quindi che Francesco attendeva “con gioia” l’imminente visita Ad Limina dell’episcopato ucraino “per essere informato direttamente sulla situazione di quel caro Paese” e “per valutare insieme cammini di riconciliazione e di pace”. E proprio in occasione di quella visita, a Bergoglio e agli uffici vaticani i presuli ucraini – come ha raccontato l’arcivescovo maggiore greco-cattolico di Kiev, mons. Svjatoslav Shevchuk – hanno spiegato al Papa e agli uffici vaticani che “a volte i termini usati dalla Santa sede ci feriscono. Abbiamo voluto far presente la nostra sensibilità anche a certe parole che vengono usate, come quelle sulla ‘lotta fratricida’, che non rispecchiano la realtà e che scoraggiano il nostro popolo”. Ma non è solo in campo internazionale che le sortite di Francesco hanno urtato delle sensibilità. Hanno fatto molto discutere, in occasione del viaggio in Asia, le dichiarazioni sul “pugno” a chi ci offende la mamma, sul calcio “là dove non batte il sole” ai corrotti, o ancora di più, in materia di “procreazione responsabile”, il monito che “per essere buoni cattolici non bisogna essere come conigli”: una frase di cui lo stesso Bergoglio si sarebbe immediatamente pentito, tanto che il mercoledì successivo, all’udienza generale, ha voluto fare un pubblico apprezzamento della “bellezza” delle famiglie numerose. Una vera e propria presa di distanza dalle parole attribuite al Papa si rese invece necessaria – sempre tramite il portavoce Lombardi – quando ancora dall’Argentina, nell’aprile 2014, una donna sposata con un divorziato riferì che in una telefonata Bergoglio le disse che se prendeva la comunione non faceva “nulla di male”. Una considerazione che toccava direttamente uno dei nodi più spinosi nel Sinodo ancora da celebrare, quello della comunione ai divorziati risposati, oggetto di duri scontri nella Chiesa. E Lombardi dovette precisare che quanto divulgato della telefonata privata del Pontefice non aveva “conferma di attendibilità” ed era fonte di “fraintendimenti e confusione”.  (di Fausto Gasparroni/ANSA)

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