A un anno dal diploma solo il 65% di giovani italiani si iscrive all’università

Pubblicato il 25 febbraio 2015 da redazione

rettorato università ateneo bologna

 

 

 

 

BOLOGNA.- Mentre a Roma slittano al consiglio dei ministri martedì i due provvedimenti che dovrebbero dare forza di legge alla ‘Buona scuola’ di Renzi, dal consorzio interuniversitario Almalaurea che con l’associazione di scuole Almadiploma fotografa dal 2004 dove finiscono gli studenti dopo il diploma, arrivano indicatori su cui impostare riflessioni su cosa va e cosa non va negli istituti italiani. Intanto, tra le cose che non vanno c’è sicuramente il fatto che sono pochi gli studenti che finite le superiori si iscrivano all’università. Dall’indagine che ha riguardato circa 90 mila ragazzi, emerge come, ad un anno dal diploma, solo il 65% prosegue la propria formazione (a tre anni dal diploma saranno il 63%, a cinque il 49%) mentre il 28% preferisce inserirsi direttamente nel mercato del lavoro con i restanti 20 divisi tra chi è alla ricerca di un impiego (16%) e chi invece, per motivi vari, non lo cerca nemmeno (4%). Dati, questi che – si legge nel rapporto – confermano “il ridotto interesse, le difficoltà economiche delle famiglie e la mancanza di politiche per il diritto allo studio, rispetto all’accesso agli studi universitari di questa fascia di popolazione giovanile”. Anche perché, non studiare e buttarsi – al di là di quelli che sono stati a lungo i luoghi comuni sull’argomento – non garantisce un posto, anzi: il 36% dei diplomati ad un anno dal titolo è disoccupato, quota che raggiunge il 44,5% per i diplomati professionali. Ma proprio dall’intreccio – anticipato – tra scuola e lavoro arrivano i dati più confortanti del rapporto. Dall’indagine è infatti emerso che le esperienze lavorative, così come tirocini o stage, compiuti durante o dopo gli studi, esercitano un effetto positivo in termini occupazionali. Chi ha svolto le attività di tirocinio durante gli studi ha il 42% in più di probabilità di lavorare rispetto a chi non l’ha fatto; percentuale che sale al 69% se si considerano le esperienze di stage svolte in azienda dopo il diploma. E sono positivi anche i risultati dell’alternanza scuola-lavoro – che è uno dei punti su cui insisterà la riforma del Governo: ad un anno dal titolo, infatti, fra gli occupati che hanno svolto l’alternanza, ben il 34% lavora nella stessa azienda in cui ha svolto il progetto; quota che raggiunge il 38% tra i diplomati tecnici. Quelli sulle prospettive lavorative, sono solo alcuni dei dati contenuti in questo rapporto che ogni anno produce Almadiploma. Un patrimonio da sfruttare e che, nelle intenzioni di Andrea Cammelli, fondatore e direttore dal 1994 di AlmaLaurea, può diventare “un tassello fondamentale per raggiungere gli obbiettivi della recente direttiva triennale inserita del Rapporto ‘La Buona Scuola’, realizzato dal Miur: un processo di valutazione indirizzato al miglioramento della qualità dell’offerta formativa, alla riduzione della dispersione scolastica e delle differenze nei livelli di apprendimento e, al contempo, al rafforzamento delle competenze di base degli studenti”.   (di Roberto Anselmi/ANSA)

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