Kiev taglia il gas all’est ribelle. Putin accusa: “E’ genocidio”

UCRAINA: VERTICE A 4 A PARIGI. GAZPROM, UE A RISCHIO GAS

MOSCA. – Kiev taglia il gas all’est ribelle e Vladimir Putin evoca una “puzza di genocidio” contro i filorussi dell’Ucraina. Non solo: il presidente russo minaccia di chiudere i rubinetti del gas verso Kiev e torna a far tremare l’Europa, che dai gasdotti ucraini riceve il 40% del metano che acquista dalla Russia, che a sua volta rappresenta circa un terzo del fabbisogno totale del Vecchio Continente. Secondo il leader del Cremlino, la cifra “pagata in anticipo dalla parte ucraina basterà per le forniture di gas per 3-4 giorni” e se non arriveranno altri pagamenti “Gazprom sospenderà i rifornimenti cosi’ come previsto dal contratto”: una misura che – come sottolinea lo stesso Putin – “certamente può rappresentare una minaccia al transito” del metano russo “verso l’Europa”. Il nuovo braccio di ferro sul gas tra Mosca e Kiev si svolge sullo sfondo della guerra nel Donbass. Il governo ucraino la settimana scorsa ha infatti bloccato le forniture di metano verso le zone occupate dai separatisti filorussi giustificandosi inizialmente con presunti danni ai gasdotti causati dai bombardamenti. La mossa di Kiev non va pero’ per niente giù alla Russia, e oggi Putin si e’ scagliato contro Kiev tuonando che l’interruzione dei flussi di gas verso le aree ribelli “puzza un po’ di genocidio”: perche’ – ha spiegato l’uomo forte di Mosca – se nel sud-est ucraino “c’e’ già la fame” e “l’Osce ha constatato che c’e’ una catastrofe umanitaria”, come “immaginare che tutta questa gente resterà senza forniture di gas durante la stagione invernale?” Intanto ad assicurare il metano alle zone occupate dai miliziani ci sta pensando proprio Mosca che già dal 19 febbraio pompa verso il Donbass 12 milioni di metri cubi di gas al giorno “da itinerari alternativi” per ordine del premier Dmitri Medvedev. Il capo del governo ha definito queste forniture “aiuti umanitari”, ma ha anche chiarito che spetta a Kiev pagare. Sull’Ucraina – dilaniata dalla guerra e con le finanze in ginocchio – pende cosi’ minacciosa la mannaia di una nuova interruzione delle forniture di gas dopo quelle del 2006, del 2009 e dello scorso giugno. La controversia dell’anno passato e’ stata risolta a ottobre con un’intesa temporanea mediata dall’Ue che ha introdotto un regime di pagamenti anticipati e ha fissato a 385 dollari per mille m3 il prezzo che Kiev deve pagare per il gas di Mosca: ma questa tariffa potrebbe aumentare dopo la scadenza dell’accordo alla fine del prossimo mese. Putin da parte sua ha detto di sperare che “i flussi” di metano “non saranno interrotti, ma questo – ha precisato – non dipende solo da noi ma anche” dal governo ucraino. Oltre che dallo ‘zar’, un avvertimento a Kiev e’ arrivato anche dal numero uno di Gazprom, Alexiei Miller, che in una lettera all’ad della società energetica statale ucraina Naftogaz ha ribadito che l’Ucraina ha ancora solo tre giorni di forniture di metano prepagato: dopo, il gigante russo del gas staccherà la spina. L’ad di Gazprom ha anche chiesto a Kiev di confermare per iscritto di voler “pagare in anticipo il gas solo se” Mosca “smette di fornirlo” dalle zone controllate dai miliziani. Naftogaz – che ieri ha puntato il dito contro Gazprom dicendo che le ha fornito solo 47 dei 114 milioni di mc di metano pagati giovedì scorso – in serata ha risposto accusando la Russia di “non rispettare le condizioni del contratto già da più di tre giorni”. Secondo gli ucraini, infatti, “non e’ possibile accettare metano attraverso i punti di passaggio di Prokhorovka e Platovo” che sono “in territori soggetti alle ostilità e provvisariamente non controllati dalle autorità legittime”. La situazione e’ delicata, e il vicepresidente della Commissione Ue Maros Sefcovic ha fatto sapere che Bruxelles sta “cercando di convocare un incontro trilaterale molto molto presto” per tentare di risolvere la disputa sull’oro blu tra Mosca e Kiev. (di Giuseppe Agliastro/ANSA)