Draghi: Qe finché l’inflazione resta bassa, ma già si sentono i primi effetti

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BRUXELLES. – La Bce procede decisa sulla strada del Quantitative easing, confortata dai primi effetti positivi sull’economia. Spetta però agli stati fare le “riforme decisive”, perché la politica monetaria da sola non basta. E’ il messaggio ribadito dal presidente della Bce Mario Draghi, nel momento in cui dagli Usa il presidente della Fed Janet Yellen lancia l’allarme petrolio: il calo dei prezzi del greggio avrà un impatto negativo su disoccupazione e inflazione. La maxi iniezione di liquidità nell’eurozona partirà da marzo con acquisti sul mercato secondario da 60 miliardi di euro al mese complessivi di securities tra pubblico e privato. L’intenzione, ha ribadito Draghi davanti all’Europarlamento, è continuare “sino a settembre 2016” o comunque sino a quando l’inflazione invertirà la rotta con un “aggiustamento sostenuto” per riavvicinarsi all’obiettivo del 2%. A sostenere l’Eurotower nelle sue scelte c’è il fatto che, ha sottolineato Draghi, “abbiamo già visto alcuni effetti positivi delle nostre misure”, in particolare sulle “condizioni finanziarie sul mercato dei bond nell’eurozona” e il “calo marcato” dei tassi dei prestiti a famiglie e imprese, oltre un “miglioramento sensibile” della fiducia di imprese e consumatori. Anche la dinamica dei prestiti è in continua ripresa, con la crescita del credito nel settore privato che a dicembre è tornata positiva per la prima volta da metà 2012. “La politica monetaria da sola”, però, ha martellato il presidente della Bce, “non può creare crescita, può solo determinarne le condizioni necessarie” perché “poi ci deve essere un ambiente propizio”, ossia “realizzare le riforme strutturali necessarie”. Da qui il monito per “conti pubblici in ordine e, in particolare nell’attuale congiuntura, riforme decisive delle strutture economiche” dei paesi dell’eurozona le cui “economie devono diventare più resistenti”. E, sul medio-lungo periodo, passare dall’attuale sistema Ue di regole e linee guida sulle politiche economiche nazionali a “un’ulteriore condivisione della sovranità con le istituzioni comuni”. Intanto dagli Usa la Fed avverte che la caduta dei prezzi del petrolio, se può essere un vantaggio per la crescita, provocherà la perdita di posti di lavoro e un impatto anche sull’inflazione americana. Questa, ha spiegato Yellen, è destinata a scendere prima di risalire verso la soglia di riferimento del 2%, che rappresenta un indicatore in base a cui la Fed deciderà il rialzo dei tassi.