Uruguay: un addio solenne e popolare per “Pepe” Mujica

Pubblicato il 26 febbraio 2015 da redazione

Jose Mujica attends May Day celebration

MONTEVIDEO. – Sarà un addio “istituzionale e di protocollo” ma anche popolare e spontaneo: per il suo ultimo appuntamento pubblico come presidente, José “Pepe” Mujica è rimasto fedele al suo stile informale e diretto e ha chiesto ai suoi concittadini di venire a salutarlo domani sera nella Plaza Independencia, nel centro stesso di Montevideo, ma di non rendergli nessun omaggio. Formalmente, si tratterà di una cerimonia di consegna della bandiera nazionale, un rito civile che fa parte della tradizione uruguaiana: ai cittadini che si distinguono in modo particolare viene consegnato solennemente il vessillo del piccolo paese, come simbolo di gratitudine. Succede spesso con le squadre di calcio, ma meno frequentemente con i dirigenti politici. Nei giorni scorsi il Movimento per la Partecipazione del Popolo (Mpp, il partito di Mujica) aveva cominciato ad organizzare un ultimo omaggio a “Pepe”, ma lui ha chiesto ai suoi compagni di evitare ogni gesto di questo tipo, perché “è il governo che se ne va che deve omaggiare il suo popolo”. “Ricevere la bandiera nazionale per noi significa un riconoscimento che il governo deve al popolo, rappresentato dalla gente che vorrà avvicinarsi alla cerimonia, che è il modo migliore di rendere omaggio alla nazione e alla quale parteciperemo con senso repubblicano e semplicità proverbiale”, ha scritto Mujica in una nota diffusa dal suo sito web. Durante i cinque anni del suo mandato l’ex guerrigliero tupamaro è diventato il presidente uruguaiano più noto ed apprezzato a livello globale, come dimostra il fatto che il regista Emir Kusturica sarà presente domani per girare quella che dovrebbe essere la prima scena del suo documentario su Mujica, il cui significativo titolo provvisorio è appunto “L’ultimo eroe”. La traiettoria di Mujica – dalla lotta armata contro la democrazia alla conquista del potere nelle urne, passando per 13 anni di prigione in condizioni disumane come ostaggio della dittatura militare – il suo stile di vita austero, che lo ha reso famoso come “il presidente più povero del mondo”, e la sua abitudine di parlare senza peli sulla lingua lo hanno trasformato in un personaggio popolare in tutto il mondo, dalle aule scolastiche del Giappone, dove si usa un libro ispirato alla sua figura, all’Assemblea Generale dell’Onu. Anche con un indice di popolarità di poco più del 60%, però, “Pepe” resta più apprezzato all’estero che in Uruguay, dove molti gli rimproverano di non aver portato a termine alcune delle riforme che aveva presentato come cruciali all’inizio del suo mandato, in primis quella dell’educazione pubblica, in passato motivo di orgoglio nazionale e oggi in piena crisi. Non che Mujica pensi a ritirarsi per coltivare crisantemi nella sua piccola fattoria. “Non so cosa vuol dire vivere da pensionati”, ha detto in una delle numerose interviste concesse in questi giorni. E con un seggio al Senato, a capo del principale gruppo del Fruente Amplio, la coalizione di sinistra al governo, “Pepe” continuerà a contare parecchio nella politica del suo paese, e ad affascinare l’opinione pubblica del mondo intero. (di Javier Fernandez/ANSA)

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