Fisco: tocca anche al Liechtenstein, cade il segreto bancario

LIECHTENSTEIN PARADISO FISCALE, VERSO ACCORDO

ROMA. – Cade un altro segreto bancario, quello del Liechtenstein. Dopo lo storico accordo con la Svizzera, tocca ora al Principato, tra le ultime roccaforti europee, siglare un accordo con l’Italia per lo scambio di informazioni fiscali. Il Paese esce così dalle black list degli Stati considerati non collaborativi per entrare nella white list ai fini della voluntary disclosure. In pratica, il percorso di rientro dei capitali, così come previsto dalla legge approvata alla fine dello scorso anno, viene reso più agevole e quasi “obbligato” se non si vuole incappare nei controlli, ora molto più probabili e stringenti, del fisco italiano. L’intesa è stata siglata questa volta a Roma, tra il Ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, e il Primo Ministro e Ministro delle finanze del Liechtenstein, Adrian Hasler. Lo scambio di informazioni sarà per il momento su richiesta, così come con Berna, ma insieme all’accordo i ministri hanno firmato anche una dichiarazione congiunta di carattere politico con la quale i due Paesi confermano il reciproco impegno ad applicare lo scambio automatico di informazioni sulla base dello standard globale Ocse dal 2017. Un Protocollo aggiuntivo disciplina inoltre le richieste di gruppo. Consentirà cioè di presentare richieste in relazione a categorie di comportamenti che fanno presumere l’intenzione dei contribuenti di nascondere al fisco italiano patrimoni/attività detenute irregolarmente nel Liechtenstein. I residenti nel Principato godono di una tassazione sul reddito compresa tra un minimo del 3,5% e un massimo del 28%. Vantaggi non indifferenti sono riservati anche alle società con sede legale: le persone giuridiche societarie, incluse le stiftung e le anstalt (fondazioni con e senza scopo di lucro), le imprese di investimento e i “trust” sono soggetti ad un’aliquota del 12,5%. Le società di persone sono fiscalmente trasparenti cioè non sono soggette ad alcuna imposta. Esenti anche i dividendi e le plusvalenze azionarie. Dopo i due accordi di questa settimana, è attesa a breve anche un’intesa con il Principato di Monaco, altra classica meta dei capitali italiani in fuga. Il 2 marzo, dopo i 60 giorni previsti dal decreto sulla voluntary disclosure, è infatti fissata la dead line per eventuali accordi con i Paesi ancora in black list. Allo studio del governo italiano ci sarebbe inoltre un’intesa con il Vaticano, Città Stato che gode però di uno stato tutto particolare e che non è accumunata negli stessi elenchi “black” o “white” degli altri Paesi. L’accordo dovrebbe seguire dunque una strada tutta sua e non semplicemente replicare quelli raggiunti finora.