Venezuela: La radicalizzazione della politica nasconde le difficoltà economiche

Pubblicato il 02 marzo 2015 da redazione

Preoccupazione per la sorte di Ledesma

“Quando vennero per gli ebrei e i neri, distolsi gli occhi
.

Quando vennero per gli scrittori e, i pensatori,
i radicali e i dimostranti, distolsi gli occhi
.

Quando vennero per gli omosessuali, per le minoranze, 
gli utopisti e i ballerini distolsi gli occhi.

E poi quando vennero per me mi voltai 
e mi guardai intorno,
non era rimasto più nessuno”.

Poche parole. Semplici ma chiare. Le scrisse Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller, anche se c’è chi le attribuisce a Bertolt Bretch. Mettono in guardia sul pericolo dell’apatia di fronte ai primi passi dei governi con vocazione autoritaria. Furono scritte per illustrare ciò che accadde in Italia e in Germania prima ancora che le velleità espansioniste di un “imbianchino” – Trilussa dixit – facessero sprofondare l’umanità in una guerra assurda, dalle dimensioni assurde e dalle conseguenze anch’esse assurde. Ma potrebbero benissimo adattarsi alle esperienze vissute dall’America Latina del secolo scorso – leggasi, Banzer, Bordaberry, Pinochet, Videla senza dimenticare Castro -. Ma anche a quella del presente.

Quanto accaduto oggi al connazionale Antonio Ledezma, il Sindaco di Caracas originario dell’Irpinia, e ieri a Enzo Scarano, a Salvatore Lucchese e, ancor più grave, al giovanissimo italo-venezuelano Javier Mantovani, dovrebbe indurre la nostra Collettività a una profonda riflessione. L’amicizia, la nostra solidarietà, non può manifestarsi solo con inviti a pranzo o a qualche cena di associazione regionale nei momenti di calma e tranquillità. La vera solidarietà si esprime soprattutto nei momenti difficili attraverso iniziative semplici ma, comunque, importanti. Ad esempio, comunicando le proprie perplessità e preoccupazioni ai nostri rappresentanti diplomatici e consolari che sicuramente sapranno come tradurle in azioni concrete.

L’arresto di Ledezma, lo abbiamo già detto in altre occasioni, non ha sorpreso più di tanto. Neanche lo ha fatto l’immediata reazione del Sottosegretario Mario Giro, che ha dimostrato sempre una particolare sensibilità per le vicende venezuelane, specialmente quelle che coinvolgono la nostra Collettività. Tantomeno hanno meravigliato i messaggi di solidarietà di Ong e istituzioni che si spendono per la difesa dei diritti umani o di esponenti politici che, anche in altri paesi, sono in prima fila nella difesa dei diritti umani e della democrazia. Antonio Ledezma è un politico conosciuto e assai apprezzato all’estero. E come tutti i politici, e anche i giornalisti, che lavorano in questa parte del mondo, sa che la prigione forma parte dei rischi del mestiere..

Incandescente, arroventato. E’ il clima politico che si respira oggi, dopo il brutale assassinio di Kluivert Roa, il giovane studente quattordicenne freddato da una pallottola sparata a bruciapelo alla nuca, apparentemente da un agente dell’Ordine Pubblico. Il corteo delle madri di San Cristobal, al quale hanno aderito tante, tantissime persone di tutte le età e di tutti i ceti sociali, è premonitore di quanto potrebbe accadere nei prossimi giorni, nelle prossime settimane.

Si hanno ragioni per temere che la protesta possa di nuovo conquistare la piazza e le barricate sconvolgere la vita dei venezuelani. E non sorprenderebbe una reazione dura da parte del governo in risposta a ogni tentativo di dissenso. Si teme che ambedue gli schieramenti possano scivolare in atteggiamenti al margine della legalità, che tornino a parlare le armi da fuoco, ora che la recente risoluzione del Ministero della Difesa ne permette l’uso. Le conseguenze sono facilmente immaginabili. La repressione potrebbe spingere le frange radicali e i movimenti estremisti, ma non solo queste, a varcare la linea labile che divide le attività legali da quelle clandestine e, quindi, stimolare il sorgere di una guerriglia urbana. Ritorno al passato.

Mentre si apre una settimana politica complessa e difficile, il presidente Maduro ha informato dell’esistenza di una “black-list” alla venezuelana. Ovvero, di una lista di personalità nordamericane alle quali sarà proibito l‘ingresso al Paese. Tra i personaggi di spicco, l’ex presidente George W. Bush, Dick Cheney, George Tennet e i parlamentari Bob Mèndez, Marco Rubio, Mario Dìaz Balart e Ileana Rostehtinem. Inoltre, il capo dello Stato ha anche affermato che d’ora in avanti i funzionari dell’Ambasciata nordamericana dovranno chiedere il permesso, e attendere l’autorizzazione, per assistere a eventi o realizzare incontri nel Paese.

Le disposizioni del capo dello Stato, come sempre accade in questi casi, hanno provocato reazioni contradditorie. Lodate dai simpatizzati, criticate dagli Oppositori. In tanti le considerano semplici manovre fuorvianti; azioni orientate a distrarre l’attenzione dei venezuelani da problemi ben più acuti come quelli che assillano la nostra economia.

I venezuelani militano oggi in due grandi partiti. Anzi, tre. Quello che considera che la crisi economica sia il risultato di politiche errate; quello che sostiene che la responsabilità è di chi gioca alla “guerra economica” e, in ultimo, quello che, pur sposando la tesi della guerra economica, considera che il capo dello Stato sia incapace di farvi fronte.

Comunque sia, è molto difficile per il presidente Maduro spiegare perché il Venezuela, dopo quasi venti anni di prezzi del petrolio a livelli record, debba soffrire oggi le conseguenze di una recessione assai severa, carenza di investimenti e produzione, che i suoi titoli siano considerati “spazzatura” e, “dulcis in fundo” che sia l’unico paese con file di consumatori davanti ai supermarket nei quali manca di tutto. (Mauro Bafile/Voce)

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