De Rossi e Totti, la strana deriva dei capitani della Roma

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ROMA. – In campo la strana deriva dei capitani Totti e De Rossi, richiamati in panchina a guardare come si rimonta la Juventus in inferiorità numerica; fuori la strenua determinazione di Pallotta che non smette di credere alla rimonta scudetto e prima di tornare negli Usa riunisce l’intero management per programmare il futuro. Nella Roma che da tre mesi a questa parte non sa più vincere davanti al proprio pubblico, ma che si ostina a non perdere (il pari coi bianconeri è il 15/o risultato utile consecutivo in campionato), spiccano i destini incrociati di Totti e De Rossi, allo stesso tempo osannati, criticati e contestati per le loro prestazioni. E l’immagine dei due, seduti in panchina uno accanto all’altro mentre si dissetano nello stesso momento con lo sguardo perso nel vuoto, rappresenta l’istantanea di un presente dai contorni sbiaditi e dall’orizzonte incerto. Per motivi diversi, sia Totti sia De Rossi si troveranno a fine stagione a fare il punto della situazione. Il primo come sempre a causa di una carta d’identità che non si può ignorare e che ha contribuito non poco all’involuzione di giocate e modo di stare in campo; il secondo non per il peso dell’età, ma piuttosto per colpa di un ambiente che ciclicamente lo mette in discussione non appena il rendimento scende al di sotto della sufficienza. E pensare che proprio nel giorno della sfida alla Juve De Rossi aveva parlato al sito dell’Uefa del suo essere bandiera giallorossa, ricordando come “sia io sia Totti, in momenti diversi, abbiamo rischiato di lasciare questi colori”. Una eventualità che potrebbe tornare d’attualità per Capitan futuro, allettato dall’esperienza nella Mls statunitense. Se a fine anno o più avanti si vedrà. Di certo, chi domani volerà in America è Pallotta che prima di far rientro a Boston ha voluto riunire tutto il management (compreso il ds Sabatini, presenza questa che fa pensare a temi legati al mercato e al budget da investire per rinforzare la squadra) lontano da Trigoria per un business meeting in cui programmare a 360 gradi il futuro della società, in campo e fuori. Il presidente ancora non ha perso del tutto le speranze di contendere il titolo alla Juve (“Tutto può accadere, abbiamo avuto tanti infortuni e pareggiato tante gare, e lo stesso potrebbe accadere ai bianconeri. Non ci arrendiamo”), sogna un successo continentale (“Siamo abbastanza bravi per battere la Fiorentina, possiamo sicuramente andare avanti in Europa League”), e un nuovo stadio per la Roma, ma non solo per il calcio (“ci saranno 300 mila metri quadrati di spazio di intrattenimento dal vivo per festival, concerti e poi partite di football americano, dal college alla Nfl”). L’auspicio di Rudi Garcia è invece quello di tornare il prima possibile a vincere una partita in campionato. I sei pareggi di fila all’Olimpico, oltre ad essere un record (negativo), hanno praticamente chiuso la corsa scudetto e tolto fiducia alla squadra, come rivelato da Keita. Da domani a Trigoria il tecnico francese comincerà a preparare il prossimo impegno a Verona col Chievo, dove mancheranno ancora Ibarbo e Maicon; quest’ultimo tra una settimana tornerà a Barcellona per un nuovo consulto al ginocchio.

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