Cina: la ricetta del premier Li, crescita al sette per cento

Pubblicato il 05 marzo 2015 da redazione

Cina, crescita 7 per cento

PECHINO. – Soluzione sette per cento. Indicando come “desiderabile” per il 2015 il tasso di crescita annuale dell’ economia più basso da quasi due decenni (nel 1990, quando la Cina era sotto sanzioni economiche per il massacro dell’anno precedente a piazza Tiananmen si registrò un 5%), il premier cinese Li Keqiang ha sancito il rallentamento della corsa del Dragone. Parlando oggi ai quasi tremila delegati dell’ Assemblea Nazionale del Popolo, il Parlamento cinese, Li ha sottolineato la necessita’ di dare continuità al processo di trasformazione della struttura economica della Cina, che già da qualche anno non è più la “fabbrica del mondo” e sta gradualmente passando da un sistema produttivo centrato sui manufatti ad alto contenuto di lavoro ad uno più articolato, che comprenda il terziario avanzato e che sia in grado di lanciare a livello internazionale le grandi imprese cinesi. Riferendosi alla crescita economica del Paese, Li ha usato per la prima volta l’aggettivo “medio/alta”. Nel corso dello suo discorso, durato poco meno di due ore, il premier ha parlato ripetutamente della necessità di “contare su motori dello sviluppo sia tradizionali che nuovi” e ha usato più volte l’ espressione “circa”, indicando che è necessario mantenere una certa flessibilità per far fronte agli imprevisti che potrebbero presentarsi. Li ha avvertito che nel 2015 l’ economia incontrerà delle “difficoltà formidabili”. Dopo i tassi tra il 9 e il 12% degli anni dal 2000 al 2009, la crescita del Dragone ha rallentato progressivamente il ritmo, facendo registrare il 7,7% nel 2012 e nel 2013 e il 7,4 l’ anno scorso. Questa è la “nuova normalità” dell’ economia, ha affermato Li spiegando che il rallentamento è destinato a proseguire nei prossimi anni. Il Partito Comunista Cinese ha fino ad oggi basato le sue pretese di detenere legittimamente il monopolio sulla vita politica del Paese sull’impetuosa crescita economica, che è stata sostenuta da massicci investimenti pubblici. Col suo discorso di oggi, Li ha indicato che il gruppo dirigente accetta ora un tasso di crescita inferiore – in precedenza il livello minimo tollerabile era stato fissato al 7,2% – ma ha promesso di portare fuori da una condizione di povertà dieci milioni di cinesi nel corso dell’anno. Si tratta – ha commentato l’ economista Andy Xie – di un obiettivo “non difficile da raggiungere” ma che non può nascondere il fatto che “l’ economia è in difficoltà”. Nonostante il rallentamento, Li Keqiang ha confermato le anticipazioni di ieri annunciando che le spese militari aumenteranno del 10,1, un tasso in linea con quelli degli ultimi anni. Il premier ha chiarito che la Cina “difenderà fermamente i propri interessi” e che “avanzerà verso l’ obiettivo di diventare una forte potenza marittima”. Negli ultimi anni Pechino ha dato una grande importanza alla modernizzazione del suo esercito e in particolare a quella della marina militare, suscitando preoccupazioni in alcuni Paesi vicini con i quali ha in corso dispute territoriali. Si tratta tra gli altri di Giappone, Vietnam e Filippine, tre alleati degli Stati Uniti nella regione. La platea, composta da quasi tremila delegati provenienti da tutte le province della Cina, e’ scoppiata in un applauso quando il premier ha parlato della corruzione, affermando che il suo governo “farà di tutto” per eliminarla. Seduti tra i delegati nella Sala dell’Assemblea del Popolo, il tetro edificio sul lato occidentale di piazza Tiananmen c’ erano tutti i componenti del Comitato Permanente dell’ Ufficio Politico (Cpup) del Partito Comunista, incluso il segretario generale del Pcc Xi Jinping, promotore della gigantesca purga che negli ultimi due anni ha portato a colpire centomila corrotti a tutti i livelli del Partito e dello Stato.
(di Beniamino Natale/ANSA)

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