Omicidio Nemtsov: confessa uno dei 5 sospetti, Putin lo decorò

Boris Nemtsov killing arrests

MOSCA. – Ha confessato il ceceno Zaur Dadayev, una delle cinque persone di origine caucasica sospettate nell’omicidio dell’ex vicepremier Boris Nemtsov, diventato poi un acerrimo avversario di Vladimir Putin. A dare l’annuncio ufficiale e’ Natalia Mushnikova, il giudice che ha confermato il suo arresto sino al prossimo 28 aprile. La corte ha esteso per un paio di mesi anche la detenzione degli altri quattro sospetti, che pero’ si sono proclamati innocenti: i fratelli Anzor e Shagid Gubashev (cugini di Dadayev), Ramzat Bakhaiev e Tamerlan Eskerkhanov, tutti catturati in Inguscezia. L’ultimo sostiene di avere un alibi, mentre Bakhaiev ha obiettato di essere stato arrestato a casa e che se avesse partecipato all’uccisione avrebbe cercato di fuggire. Solo Dadayev e Anzor Gubashev sono comunque stati formalmente incriminati, come esecutori del delitto, mentre gli altri tre sono considerati ancora sospetti. Un sesto ricercato, accerchiato dalla polizia nel suo appartamento a Grozny, si e’ fatto saltare in aria con una granata dopo averne lanciata una contro gli agenti, secondo quanto riferito da una fonte delle forze dell’ordine locali citata da Interfax. Ancora buio fitto sul vero movente, a parte quello – scontato – per il quale si sarebbe fatta reclutare la ‘manovalanza’: il denaro, ha decretato il tribunale. Come in tutti i delitti su commissione. Sino ad oggi gli investigatori hanno assicurato di non scartare alcuna pista: dal tentativo interno o esterno di destabilizzare il Paese al malcontento dei nazionalisti russi per la critica di Nemtsov al ruolo di Mosca nella crisi ucraina; da una vendetta per motivi di gelosia (la fidanzata era una giovane modella ucraina) o di affari, sino ad un attacco degli estremisti islamici legato alla posizione dell’oppositore su Charlie Hebdo. Quest’ultima pero’ sembrerebbe cadere con il movente venale attribuito ai cinque sospetti esecutori: gli estremisti islamici non uccidono per soldi. ”Il coinvolgimento di Dadayev nel crimine e’ confermato, oltre che dalla sua confessione, dalla totalita’ delle prove raccolte”, ha spiegato in ogni caso la giudice Mushnikova. Dadayev e’ il sospetto sul quale si concentrano le maggiori attenzioni. Per una decina d’anni, infatti, ha militato nel battaglione di polizia ceceno ‘Sever’ (Nord), che combatte contro gli estremisti islamici alle dipendenze del ministero dell’interno locale di Grozny, e nell’ottobre 2010 e’ stato decorato da Putin con una medaglia al merito. Non e’ stato reso noto se fosse ancora in servizio o se si e’ congedato. Comunque e’ personaggio apparentemente imbarazzante sia per il leader del Cremlino sia per il suo luogotenente in Cecenia, Ramzan Kadyrov, che finora non ha aperto bocca. Difficile del resto pensare che le milizie di Kadyrov sfuggano al suo totale controllo o che possano fare qualcosa che metta in difficoltà Putin. E non e’ la prima volta che un esponente delle forze dell’ordine e’ coinvolto in omicidi eccellenti, come nel caso Politkovskaia. ”Gli altri sospettati negano il coinvolgimento ma gli inquirenti hanno le prove della loro partecipazione”, ha riferito un portavoce del tribunale, al termine di un’udienza show trasmessa con risalto anche sulle tv di Stato, quasi a dimostrare la sollecitudine dell’indagine, come aveva chiesto Putin. Ma per ora restano ancora molte ombre sull’inchiesta, dal ruolo del ‘poliziotto’ Dudaiev e dei suoi complici sino alla mancanza dei mandanti. In una intervista alla Cnn Zhanna Nemtsova, figlia della vittima, si e’ detta convinta della natura ”politica” e ”intimidatoria” dell’uccisione del padre: ”Penso che ormai la Russia abbia passato il segno e che la gente avra’ paura di esprimere idee che contraddicano il punto di vista ufficiale”. (di Claudio Salvalaggio/ANSA)

Condividi: