Draghi lancia la scommessa-Qe, la Bce a caccia del debito

Draghi, President of the ECB, listens to reporter's questions during his monthly news conference in Frankfurt

ROMA.- Il quantitative easing di Mario Draghi da oggi è al lavoro: 60 miliardi al mese almeno fino a settembre 2016, per un totale di 1.140 miliardi di euro che la Bce ‘stamperà virtualmente’ allontanando la deflazione, svalutando la moneta unica, ormai alla parità con il dollaro, facendo crollare i rendimenti (Btp decennale a 1,27%) e dando un’ulteriore boccata d’ossigeno all’Eurozona. Dopo mesi di braccio di ferro con la Germania, che oggi con il presidente della Bundesbank abbassa la guardia pur mantenendo lo scetticismo (“non è illegale”), dopo la svolta di dicembre e l’annuncio del 20 gennaio, il piano di Draghi entra nella fase operativa, con un annuncio di Francoforte su twitter. Con la Bce, e soprattutto le banche centrali nazionali, all’opera nel rastrellare titoli di stato sui mercati, comprandoli principalmente dalle banche. I mercati prendono nota, con la borsa di Milano che recupera il terreno perso negli ultimi mesi rispetto ai listini europei chiudendo ai massimi di quattro anni (+0,57%). L’Europa, invece, prende il respiro con Parigi in rosso(-0,55%) e Francoforte positiva (+0,27%). Lo spread è in lieve rialzo ma sempre sotto 100 (a 96), con il tasso dei Btp che tuttavia continua a scivolare assestandosi a 1,27%, mentre l’euro non arresta la sua caduta portandosi ancora un po’ più vicino alla parità sul dollaro, a 1,0823 ai minimi dal settembre 2003. L’operazione-Qe è partita stamani, come da calendario, sui titoli italiani e tedeschi, i due mercati del debito più corposi dell’Eurozona. Una probabile partenza-sprint visto che c’è da recuperare i 10 giorni passati per totalizzare anche in questo mese i 60 miliardi di obiettivo complessivo fra debito pubblico e, in misura minore, prestiti cartolarizzati, obbligazioni garantite, debito di agenzie nazionali e sovranazionali europee. Bankitalia è al lavoro con il suo desk in stretto contatto con le banche market-maker, pronta ad acquistare 130 miliardi di euro di titoli fra i 2 e i 30 anni che faranno salire il suo bilancio del 30% nell’arco di tempo indicato da Draghi: un ammontare che sale a 150 miliardi con la quota della Bce. E nonostante la ripartizione dei rischi fra un 80% per i bilanci degli istituti nazionali e un 20% condiviso dall’Eurozona, Via Nazionale prevede che “non muterà” significativamente la natura dei rischi cui è esposta, visto che questi si materializzerebbero soltanto nel caso di vendite prima della scadenza a prezzi inferiori a quelli di acquisto. Il bilancio della Bce, nelle intenzioni di Draghi, dovrebbe tornare verso i 3.000 miliardi d’inizio 2012, rimettendosi in carreggiata rispetto all’espansione della Fed americana (che ha sfiorato il 500% del Pil) e della Bank of England (che ha superato quella soglia). Una mossa decisa, politicamente impegnativa (è durato mesi il negoziato con la Bundesbank, risolto solo con l’assenso tacito di Berlino). Le incognite restano, con il presidente dell’Eurotower che non manca di ricordare quanto i governi dovranno fare la loro parte con le riforme, ed evitare di sedersi sugli allori. Per Draghi è un altro punto segnato come policy-maker numero uno dell’EUrozona, che ora passa il testimone ai desk operativi delle banche centrali. Fra qualche incognita e diversi nodi ancora da risolvere: oltre alla Grecia e Cipro, tagliati fuori dal ‘Qe’, c’è il fatto che i rendimenti dei titoli sono già scesi a livelli bassissimi (per il Btp, ai minimi) diventando negativi per alcune scadenze dei Paesi nordici come la Germania: la Bce comprerà fino al limite inferiore del -0,2%, perdite potenziali per la Bce, che potrebbero sollevare più di una obiezione e innescare qualche aggiustamento in corso d’opera. (di Domenico Conti/ANSA)