Lectio magistralis di Padoan: “L’Europa ha un problema di fiducia”

Ue: Padoan, per riforme inutile linea dura

BRUGES (BELGIO). – Il problema centrale dell’Europa è “la fiducia”, distrutta dalla crisi. Il rischio, se non la si ricostruisce, è la “disintegrazione” dell’Unione europea. Ed in un momento in cui c’è il “grande rischio che qualcuno consideri di non volere essere più un membro dell’unione monetaria”, anche l’euro potrebbe “non essere più davvero irreversibile” come era stato pensato. Ma se davvero cominciassero le uscite, bisognerebbe “prepararsi ad un mondo diverso”. Implicitamente, non migliore di questo. E’ il messaggio centrale della ‘lectio magistralis’ che Pier Carlo Padoan tiene agli studenti del ‘College of Europe’ di Bruges, l’istituto di eccellenza per gli studi europei, la ‘fabbrica degli euroburocrati’ in cui lo stesso ministro dell’economia fu professore prima di passare al Fondo monetario internazionale. L’anno accademico è dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che Padoan definisce “martiri della lotta contro il crimine organizzato”, “simboli di coraggio e libertà”. Così apre la lezione citando proprio Borsellino: “Chi ha paura muore due volte”. E Padoan ha il “coraggio” di citare direttamente gli Eurobond, come esempio di quella “mutualizzazione” che indica come direzione in cui deve andare l’Europa, e che implica di “andare verso l’unione politica”. Verso la quale, anche se non sembra, si sono già fatti grandi passi. Come esempio cita l’Unione bancaria, “alla quale cinque anni fa neppure pensavamo”. Rispondendo agli studenti, dice di “non credere che la Grecia uscirà” e che “il governo vorrà restare nell’Euro”, ma avverte che “non so prevedere il futuro, anche se sono un economista”. Ma è chiaro che non si può ancora escludere la Grexit al cento per cento, anche se darebbe il via ad una reazione a catena al termine della quale, appunto, “il mondo sarebbe diverso” proprio perché darebbe il pessimo segnale che “l’euro non è irreversibile”. Parlando di quello che va fatto per ricostruire la fiducia, non dimentica di affrontare il tema della flessibilità e dei ‘falchi’ del rigore. La flessibilità, spiega, non è un modo per aggirare le regole. In realtà le regole in vigore sono state costruite per un’Europa che da una parte non prevedeva di finire in recessione, dall’altra pensava che i problemi potessero venire solo dall’indisciplina di bilancio. La crisi ha dimostrato che erano presupposti sbagliati, quindi “oggi dobbiamo ammettere che le regole” del Patto di Stabilità e crescita “devono cambiare perché erano pensate per un mondo totalmente diverso”. (dell’inviato Marco Galdi/ANSA)