Terrore a Tunisi, strage di turisti. 4 italiani uccisi

Pubblicato il 18 marzo 2015 da redazione

ATTACCO AL MUSEO DEL BARDO A TUNISI, STRAGE DI TURISTI

TUNISI. – Strage terroristica con vittime italiane in Tunisia, Paese che sembrava avviato sulla strada della normalità democratica dopo le elezioni presidenziali e politiche. Cinque uomini armati travestiti da militari hanno assaltato il celebre museo del Bardo, nel cuore di Tunisi, accanto al Parlamento, che forse era il loro obiettivo originario, dal quale sarebbero stati respinti. C’è stata una sparatoria, un assedio con decine di turisti presi in ostaggio – drammatiche le immagini di ragazzi e bambini seduti a terra nel museo twittate dagli stessi ostaggi – e poi si è consumata la strage: 24 i morti, secondo l’ultimo bilancio, e almeno una cinquantina di feriti. La Farnesina, in serata, ha confermato che quattro italiani sono stati uccisi, e altri 13 sono rimasti feriti. Ma il bilancio, avvertono dal ministero, “è ancora in evoluzione”. Tra le vittime c’è Francesco Caldara, un pensionato 64enne di Novara che era in crociera con la compagna Sonia Reddi (55). Entrambi sono stati feriti nell’assalto, ma lei è stata operata e ora non è in pericolo di vita, mentre l’uomo non ce l’ha fatta. Un blitz delle forze antiterrorismo tunisine ha messo fine dopo un paio d’ore all’assedio, con le immagini rimandate da tutte le tv degli ostaggi che fuggivano terrorizzati e protetti dalle unità speciali. L’Isis ha espresso il suo plauso per l’attacco, ma non una piena rivendicazione. Due degli attentatori, entrambi di nazionalità tunisina, sono morti, mentre tre membri del commando sarebbero riusciti a fuggire. In serata due sospetti sono stati arrestati. Gli altri morti sono due tunisini, tra cui un agente di polizia, e, oltre agli italiani, polacchi, tedeschi, spagnoli, colombiani. Se si esclude un fallito attacco suicida a Sousse nel 2013, era dal 2002, quando un attentato alla sinagoga di Djerba fece 19 morti, che i terroristi non sparavano ‘nel mucchio’ in Tunisia, colpendo anche nei momenti di massima tensione quasi esclusivamente politici, poliziotti, militari. Al momento dell’attacco, nel luogo della sparatoria erano in circolazione tre bus turistici con i partecipanti alla crociera sulle navi Costa Fascinosa e Msc Splendida. Tra loro, un gruppo di dipendenti del Comune di Torino. Gran parte degli italiani coinvolti – e tutte e quattro le vittime, si è saputo in serata – facevano parte del gruppo appena sbarcato dalla nave Costa. Il bilancio di quattro morti, già drammatico, poteva essere ancora più pesante: la Farnesina ha fatto sapere infatti che durante l’operazione sono stati messi in salvo cento connazionali. “L’Italia non si farà intimorire”, ha assicurato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato di “inaudita violenza”. Mentre il premier Matteo Renzi ha espresso vicinanza al governo ed alle autorità tunisine. “In queste ore di dolore, con il cuore e con la mente siamo vicini alle famiglie dei nostri connazionali coinvolti nella tragedia di Tunisi”, ha poi twittato in serata. Poco dopo la fine del blitz, è apparso in tv il premier tunisino Habib Essid: “Questa sarà una guerra lunga – ha affermato – dobbiamo mobilitarci a ogni livello, tutti insieme, tutte le appartenenze politiche e sociali per lottare contro il terrorismo. Serve unità nella difesa del nostro paese che è in pericolo”. Essid ha ricordato che le operazioni antiterrorismo tunisine hanno portato da inizio febbraio all’arresto di circa 400 presunti terroristi. E proprio oggi era in discussione al parlamento una nuova legge antiterrorismo che da un anno avanza lentamente in aula, causa le critiche di opposizioni e ong sulla limitazione delle libertà individuali, giudicata eccessiva. Proprio in seguito alla strage in sinagoga del 2002, nel 2003 il governo di Ben Alì aveva varato una dura legge contro il terrorismo, che quella attualmente al Parlamento dovrebbe sostituire. La strage potrebbe dar ragione a quanti in questi mesi hanno sottolineato il pericolo di un contagio della vicina crisi libica: con un confine di 500 km di deserto impossibile da blindare, gli estremisti legati allo Stato Islamico non avrebbero grandi problemi a portare la jihad in Tunisia. E la pista interna – rafforzata dalla nazionalità dei due terroristi uccisi – potrebbe non essere in contrasto con quella internazionale: la Tunisia, nonostante le piccole dimensioni, è uno dei maggiori ‘fornitori’ di combattenti stranieri dell’Isis sul fronte siriano ed iracheno, 3.000 secondo alcune indagini. E uno degli attentatori, scomparso tre mesi fa, aveva chiamato i genitori proprio con una sim irachena. In serata avenue Bourghiba, il luogo simbolo delle manifestazioni della rivoluzione dei Gelsomini, si è riempita di tunisini con bandiere al vento scesi in strada contro il terrore: “La Tunisia è libera, fuori il terrorismo”, scandiva la gente. Mentre il video dei deputati blindati nel Parlamento durante l’attacco che cantavano a squarciagola l’inno nazionale faceva già il giro del web. Sono le immagini di un Paese che non si vuole arrendere.

 

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