Dopo la strage di Tunisi l’Italia si difende. Più navi e aerei nel Mediterraneo

Pubblicato il 19 marzo 2015 da redazione

Tunisia: manifestazione contro terrorismo in centro

ROMA. – L’Italia innalza le sue difese guardando alla vicina polveriera nordafricana: dalla Libia in mano alle milizie alla Tunisia dilaniata dall’attacco al Bardo. Scatta l’operazione “Mare sicuro” che dislocherà navi, aerei e Predator nel Mediterraneo per tutelare il Paese dalla minaccia terroristica. Sul fronte interno si stringono ulteriormente le maglie di intelligence e forze di polizia, che monitorano con preoccupazione i prossimi eventi di grande risonanza mediatica: a cominciare dall’ostensione della Sindone in programma fra un mese a Torino, per proseguire con l’Expo e l’Anno Santo. Inoltre, verifiche sono in corso su alcuni detenuti tunisini in passato detenuti in Italia. Nei giorni scorsi nelle acque del Mediterraneo centrale è iniziata l’esercitazione della Marina Militare ‘Mare Aperto’. Ora si trasformerà in una nuova missione, chiamata ‘Mare Sicuro’. “A seguito dell’aggravarsi della minaccia terroristica, resa di drammatica evidenza anche dagli eventi di ieri in Tunisia – ha annunciato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti alle Camere – si è reso necessario un potenziamento del dispositivo aeronavale”. Ci saranno così ulteriori unità navali, team di protezione marittima, aerei, elicotteri, velivoli a pilotaggio remoto e da ricognizione elettronica. Gli obiettivi sono molteplici: protezione delle linee di comunicazione, dei natanti commerciali e delle piattaforme off-shore nazionali, sorveglianza delle formazioni jihadiste. Il tentativo dell’Islamic State di infiltrarsi nel Nordafrica rappresenta un serio pericolo per gli interessi italiani. Ci sono piattaforme petrolifere, mercantili in navigazione che potrebbero finire nel mirino di terroristi. E c’è anche il massiccio esodo di migranti dalla Libia che sembra destinato ad aumentare con la bella stagione. I Predator e gli aerei da ricognizione consentiranno di avere un quadro di quello che si muove sul terreno, in mare ed in cielo in Libia come in Tunisia. Intanto, gli apparati di sicurezza sono a caccia di informazioni su quello che è successo ieri a Tunisi. Il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), che vede al tavolo 007 e forze dell’ordine, è riunito in permanenza per analizzare lo stato della minaccia. Contatti sono in corso tra intelligence e forze di polizia dei due Paesi, anche per verificare se qualcuno degli attentatori ha avuto trascorsi italiani. Sono infatti diversi i tunisini che sono stati espulsi e rimpatriati per ragioni di sicurezza nazionale. E l’attenzione, dopo ieri, è stata intensificata sui tunisini ritenuti ‘interessanti’ presenti in Italia: ce ne sono quasi 2.000 nelle carceri, i detenuti stranieri più numerosi dopo albanesi e marocchini. In particolare, verifiche sono in corso – a quanto si apprende – su un tunisino che, pur non avendo fatto parte del commando, potrebbe aver avuto comunque un ruolo nell’attacco. E’ considerato un elemento di rilievo ed è stato detenuto in Italia per terrorismo internazionale: prima a Macomer (carcere sardo ora chiuso), poi a Rossano Calabro. Scontata la pena è stato espulso a gennaio verso la Tunisia. Verifiche anche su altri due soggetti. Dalla Tunisia sono passati per l’Italia pure diversi foreign fighters andati a combattere nei teatri di guerra di Iraq e Siria sotto le bandiere dell’Islamic State, di al Nusra e di altre formazioni jihadiste. L’allerta è dunque alta sugli obiettivi ritenuti sensibili, anche su stazioni, aeroporti e terminal crocieristici. Da parte sua, il presidente del Copasir Giacomo Stucchi ha auspicato un “rafforzamento dell’intelligence: i servizi francesi aumenteranno i loro organici di 2.680 unità, da noi si parla invece di poche decine in più”. (di Massimo Nesticò/ANSA)

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