Lo scontro sulle sanzioni degli Usa al Venezuela arriva all’Osa

 

 

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WASHINGTON. – Lo scontro fra Caracas e Washington sulle sanzioni imposte dagli Usa a 7 ufficiali venezuelani accusati di violazioni dei diritti umani nella repressione delle proteste antichaviste è arrivato all’Organizzazione degli stati americani (Osa): durante una sessione infuocata del consiglio permanente dell’organismo i delegati dei due paesi hanno scambiato pesanti accuse e critiche. Il ministro degli Esteri venezuelano, Delcy Rodriguez, ha detto che “interessi egemonici pretendono impossessarsi della maggiore riserva di petrolio del mondo” e le sanzioni imposte da Obama “coincidono non solo con interventi militari, ma anche con aggressioni di altro tipo, come i blocchi finanziari”. Secondo Rodriguez, i sette ufficiali colpiti dall'”executive order” di Obama sono stati puniti “per aver difeso la democrazia e la stabilità pacifica nel Venezuela, affrontando situazioni di violenza” e dunque in tutti i paesi del mondo “i funzionari che agiscono per garantire la sicurezza dei cittadini devono ora temere che vi sia un altro paese che si attribuisca la facoltà di giudicarli per il compito che svolgono”. Da parte sua, l’ambasciatore Usa Michael J. Fitzpatric, ha risposto che il suo paese “non sta preparando una invasione del Venezuela, né pretende destabilizzare il governo di Maduro”, così come “non fa parte di una cospirazione internazionale per causare danni all’economia o il popolo venezuelano”. Sottolineando che le sanzioni si applicano solo sul territorio degli Usa, il diplomatico ha spiegato che il governo di Obama “vuole solo evitare che una serie di individui che consideriamo hanno violato i diritti umani di altri venezuelani possano venire negli Usa o investire nel nostro sistema finanziario”.

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