Atene nella morsa della Merkel e Bce.Tsipras, sulle riforme decidiamo noi

Pubblicato il 20 marzo 2015 da redazione

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BRUXELLES. – Dopo un vertice europeo e un mini-summit appositamente convocato, il confronto tra Grecia ed Europa non registra progressi tangibili e Tsipras resta stretto tra i paletti della Merkel sui nuovi aiuti, che si sbloccheranno solo dopo le riforme, e il pressing della Bce che minaccia una stretta sulla liquidità. E mentre il rischio di restare senza ‘cash’ è sempre più elevato, l’Europa ricorda alla Grecia che la palla è nel suo campo ed aspetta la lista completa delle riforme (possibilmente in 10 giorni, cioè prima di venerdì prossimo) prima di convocare un nuovo Eurogruppo chiamato ad approvarle ed eventualmente a dare il via libera ad una parte di aiuti. Tsipras però respinge ultimatum e ‘dictat’ e avverte: non ci sono scadenze su riforme che decidiamo noi. Il mini-summit, secondo i presenti, ha fatto chiarezza nei rapporti tra Atene e Bruxelles ma non ha portato certezze. La base del negoziato resta l’accordo dell’Eurogruppo del 20 febbraio che la cancelliera Merkel cita più volte nella sua conferenza stampa per ricordare che “qualunque esborso di aiuti o trasferimento dei profitti Bce sarà possibile solo dopo il completamento della quinta ‘review'”, cioè valutazione delle riforme da fare. Ma il premier Tsipras contraddice la cancelliera: “Non ci sarà una quinta review” dell’ex Troika “né ulteriori misure di austerità” e “neanche scadenze per l’invio della lista delle riforme”, afferma al termine del vertice europeo, precisando anche che “può sembrare strano ma noi e i nostri partner europei abbiamo la stessa comprensione dell’accordo del 20 febbraio”. L’Europa, in parte, comprende la difficoltà di Tsipras, costretto a rinnegare i ‘paletti Ue’ a favore di telecamere e se il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, afferma che “il governo Tsipras non è riuscito ad isolare la Germania in Europa e con la sua strategia ha imparato un’amara lezione”, il presidente Juncker riconosce tuttavia la gravità della crisi umanitaria e stanzia due miliardi di euro di fondi Ue per la coesione sociale, riducendo il co-finanziamento greco al solo 5%. Bruxelles vorrebbe però che il Governo fosse più concreto: “Meno parole e più azioni”, gli hanno suggerito i ‘big’ nel mini-summit. La pressione su Atene è sempre più intensa: secondo gran parte degli economisti, il Governo, che oggi ha ripagato 340 milioni al Fondo monetario internazionale, rischia di non essere più in grado di pagare le pensioni o gli stipendi pubblici entro fine mese. Tsipras ha cercato di ridimensionare i timori: “Non c’è assolutamente alcun problema di liquidità a breve termine”. Tuttavia potrebbe incepparsi il meccanismo attraverso cui il Paese si finanzia: continue emissioni di titoli di Stato a breve termine che vengono sistematicamente sottoscritti dalle banche elleniche che per farlo usano la liquidità d’emergenza della Bce. Da fonti vicine ai negoziati fra Atene e Francoforte, infatti, emerge che il consiglio direttivo della Bce, ieri, avrebbe preso in esame la proposta del Consiglio di sorveglianza di vietare alle banche elleniche ulteriori aumenti delle sottoscrizioni di titoli di Stato a breve (sottoposti a un limite di 15 miliardi che le istituzioni creditrici non acconsentono ad aumentare). Nessuna decisione è stata presa ieri, ma i governatori potrebbero tornare sul tema la prossima settimana, quando è probabile una conference call per decidere sulla liquidità d’emergenza fornita alle banche elleniche tramite il meccanismo ‘Ela’, appena aumentata a 70 miliardi di euro e ora sottoposta a un monitoraggio settimanale anziché quindicinale. Quella della Bce è una considerazione tecnica: Francoforte non vuole incentivare le banche a usare la sua liquidità per finanziare il governo, e intende limitare la concentrazione dei rischi sugli istituti di credito. E’ però evidente che per Tsipras e Varoufakis, che contavano sul sostegno della Bce e si sono già visti chiudere i rubinetti dei finanziamenti diretti alle banche il 4 febbraio, la pressione a chiudere un accordo aumenta sempre di più. E i mercati sembrano credere in un accordo, con le Borse europee in volata nell’ultima seduta della settimana. Londra tocca per la prima volta i 7.000 punti, chiudendo poi al nuovo record storico di 7.022,51 punti col Ftse-100 in rialzo dello 0,86%. Atene guadagna il 2,87%, Milano l’1,63%, Francoforte l’1,18% e Parigi l’1%. A sostenere i rialzi delle Borse continentali anche la decisione della Federal Reserve di non alzare i tassi per il momento. (di Chiara De Felice e Domenico Conti/ANSA)

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