Presto Renzi dovrà mettere mano alla squadra di governo

++ Prescrizione: Orlando, in Senato possibili modifiche ++

ROMA. – La maggioranza ha sfiorato la crisi sul disegno di legge che modifica la prescrizione. Solo la garanzia in extremis del ministro delle Giustizia che il testo sarà modificato in Senato ha indotto il Nuovo centrodestra ad astenersi, dopo aver minacciato un voto contrario che avrebbe significato di fatto l’apertura della crisi di governo. E’ la dimostrazione che le dimissioni del ministro Lupi non hanno archiviato le tensioni tra Pd ed alfaniani. Matteo Renzi le derubrica per ora a dialettica interna della coalizione e fa sapere di essere deciso ad andare avanti a tutta forza. Ma è chiaro che il problema è assai profondo: riguarda il rimpasto di governo. Non a caso Gaetano Quagliariello si dice sicuro che l’interim del presidente del Consiglio alle Infrastrutture ”sarà lungo”: perché – è il sottinteso – non sarà così facile per il premier risolvere la questione della rappresentanza dei centristi nell’esecutivo. Gli alfaniani infatti reclamano il rispetto del loro peso politico all’interno della coalizione. Se Lupi ha lasciato volontariamente il dicastero per motivi di opportunità politica, è il ragionamento, non si vede perché ne debba essere penalizzato il partito. Tradotto significa che l’Ncd non accetterà un ministero di serie B (come sarebbe quello degli Affari regionali) e dunque il Rottamatore dovrà mettere mano alla squadra di governo. Altro che tranquillità. Angelino Alfano, che già deve tenere a freno la fronda interna che lo accusa di aver ceduto troppo facilmente al premier sul caso Lupi, ha fatto capire che bisogna ragionare sul ruolo di Scelta civica, dopo l’abbandono di Stefania Giannini che è passata al Pd pur conservando la poltrona di ministro della Pubblica Istruzione (che è un dicastero di peso). E comunque pretende una revisione vera del ddl sulla prescrizione (sebbene il Guardasigilli abbia spiegato che l’impostazione di fondo non si tocca) e una discussione immediata di quello sulle intercettazioni (una delle bandiere dei centristi). La spaccatura nella maggioranza ha così fatto passare in secondo piano il passo in avanti compiuto alla Camera sull’ inasprimento della prescrizione contro i reati di corruzione e pedofilia e chiarito ancora una volta che la giustizia resta un terreno minato sul quale non sono consentiti passi falsi. Al Senato l’Ncd avrà un maggiore potere di interdizione, visti i numeri striminziti della maggioranza, e ciò ha consentito l’astensione, come ha detto Alessandro Pagano, in attesa di vedere se sarà possibile trovare una mediazione. Resta il fatto che questa maggioranza non ha al momento alternative, come si vede dalle divisioni che percorrono praticamente tutto il quadro politico, e questo è il vero punto di forza di Renzi. La minoranza dem, per esempio, è frantumata in molti rivoli e non ha trovato un punto d’incontro nemmeno sul ruolo della Coalizione sociale di Maurizio Landini (”non è il nostro spazio politico”, ha detto Roberto Speranza). Allo stesso modo le molte anime della destra non riescono a ricomporsi neppure in una federazione. In Forza Italia Raffaele Fitto sembra sull’orlo del divorzio da Silvio Berlusconi: Renato Brunetta ha rimosso uno dei suoi uomini, Gianfranco Chiarelli, dall’incarico di capogruppo in commissione Giustizia per aver criticato la linea della maggioranza azzurra. Il leader pugliese ha replicato che ormai Fi è ”il partito delle epurazioni”. I fittiani parlano di linea suicida e chiedono le dimissioni di Brunetta da capogruppo. Clima incandescente che certo non aiuta il Cavaliere alla vigilia dell’incontro con Matteo Salvini. L’idea del Cav sarebbe quella di moderare la linea lepenista della Lega con la velata minaccia di correre da solo, indebolendo con ciò i candidati del Carroccio e in particolare Luca Zaia in Veneto. Ma Salvini segue una strategia aggressiva e fa sapere che le porte sono aperte a tutti salvo che ad Alfano. Il segretario leghista cita sondaggi secondo i quali non c’è stata nessuna emorragia dopo la scomunica di Tosi e ripete che il suo modello resta Marine Le Pen: ”firmerei per perdere con il suo 25 percento”. In altre parole, dialogo con Berlusconi ma nel solco della nuova destra europea. Offerta difficile da digerire per Forza Italia. (di Pierfrancesco Frerè/ANSA).