Blitz dell’antiterrorismo: reclutavano combattenti per l’Isis

Pubblicato il 25 marzo 2015 da redazione

ISIS-ITALIA

BRESCIA. – Reclutavano combattenti per l’Isis sulla rotta balcanica: è di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale l’accusa con cui oggi sono stati arrestati Alban ed Elvis Elezi, zio e nipote albanesi, bloccati in un’operazione della polizia coordinata dalla Procura di Brescia, in cui è stato catturato anche El Madhi Halili, un ventenne cittadino italiano di origine marocchina. Per lui l’accusa è di apologia di associazione con finalità di terrorismo internazionale, per un documento pro Califfato in italiano pubblicato sul web. Dietro l’arresto di Alban e Elvis c’è ancora la figura inquietante del ‘foreign fighter’ Anas El Abboubi, ventiduenne marocchino, ex studente in un istituto tecnico, di Vobarno, nel Bresciano, arrestato per terrorismo internazionale nel 2013, scarcerato dal Tribunale del riesame, e andato in Siria per unirsi a gruppi jihadisti. Zio e nipote, per reclutare nuovi combattenti e dimostrare loro che era tutto reale ciò che vedevano sul web delle imprese dell’Isis per estendere il Califfato, erano anche venuti in Italia. Alban Elezi, arrestato a una quarantina di chilometri da Tirana, con la Siria ha molti legami. Lì, infatti, vive l’intera famiglia della moglie, e un membro sarebbe morto in combattimento. I nuovi elementi investigativi hanno consentito al pm Leonardo Lesti di chiedere e ottenere dal gip per El Abboubi, alias “Abu Rawaha l’italiano”, un’ordinanza di custodia cautelare per “addestramento con finalità di terrorismo”, mentre i giudici del Riesame lo avevano scarcerato nel 2013 perché mancava la condotta tipica per contestargli l’accusa. Resta di fatto che El Abboubi il 6 settembre 2013 era andato in Albania per raccogliere istruzioni su come unirsi agli jihadisti, mentre gli agenti della Digos di Brescia e del Servizio centrale antiterrorismo hanno ricostruito gli ultimi spostamenti in Italia di Abu Rawaha che da Malpensa partì poi per Istanbul il 14 dello stesso mese e da qui in Siria. Dal web sono ricostruite anche le fasi dell’adesione di El Abboubi all’Isis: si fa ritrarre imbracciando un mitra e pronuncia frasi come: “Giuro, siamo venuti per uccidervi uno a uno”, oppure “uccidere i pagani è un dovere per ogni musulmano”. Oggi gli investigatori hanno perquisito la casa in cui viveva con i fratelli e i genitori, sequestrando telefoni cellulari e tablet serviti loro per tenere i contatti, anche di recente, con Anas. Per il procuratore di Brescia, Tommaso Buonanno, è stata “una giornata importante per la lotta al terrorismo perché dimostra come gli investigatori e gli inquirenti mostrino attenzione verso questa nuova situazione, pur con carenze di risorse”, mentre il procuratore generale, Luigi Dell’Osso, ha sottolineato l’importanza, in tema di terrorismo di matrice jihadista, di “cogliere anche il minimo reato ‘spia’, perché non vogliamo trascurare nulla”. “Questo – ha aggiunto il magistrato – nella consapevolezza che, in questi mesi in cui si tiene l’Expo, anche il più piccolo fatto violento potrebbe fare il giro del mondo”. Oltre alle ordinanze nei confronti dei due albanesi, lo zio residente in Albania e il nipote in provincia di Torino, è stato disposto il carcere, con l’accusa di apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall’uso di internet per Elmadi Halili, 20 anni, anch’egli residente in provincia di Torino. E’ lui l’autore di quel documento di 64 pagine ‘Lo Stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare’ in cui è descritto il Califfato con toni entusiastici e che riveste importanza, per gli investigatori, non tanto per le tesi che sostiene (in gran parte note sul web) ma per il fatto di essere destinato a potenziali seguaci italiani. E’ stato poi emesso per la prima volta un provvedimento di sorveglianza, sulla scorta del Decreto legislativo del 2014, nei confronti di un giovane tunisino residente in provincia di Como pronto a partire per combattere in Siria. E’ la prima occasione in cui si applica la norma che punisce anche i reclutati, oltre ai reclutatori. Con i tre arresti di oggi e con l’inedito utilizzo del decreto “significa che sta funzionando il sistema di prevenzione”, ha spiegato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. (dell’inviato Stefano Rottigni/ANSA)

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