Renzi lancia la sfida e accelera sull’Italicum

Pubblicato il 25 marzo 2015 da redazione

Terminato incontro Mattarella-Renzi

ROMA. – Punzecchiato sulle ali dall’Ncd e dalla minoranza dem, Matteo Renzi reagisce ancora una volta con la blitzkrieg: chiede che la Camera voti la riforma elettorale prima delle regionali e si appresta a decretare nella Direzione del Pd (convocata per lunedì prossimo) che l’Italicum non si cambia. Una chiusura netta alla richiesta dei dissidenti interni di convocare un tavolo di confronto per ritoccare l’impianto della nuova legge e quello della riforma del Senato. E anche ai malumori che serpeggiano tra gli alfaniani dopo le dimissioni di Maurizio Lupi. Chiaro l’intento del premier di prevenire manovre che potrebbero mettere in difficoltà la maggioranza al Senato, dove i numeri sono risicati. Il Rottamatore in altri termini blinda il suo percorso, consapevole che le trattative sul rimpasto di governo e sul nuovo ministero da attribuire al Nuovo centrodestra saranno lunghe. Renzi ha assunto l’interim delle Infrastrutture con il chiaro obiettivo di scavalcare le elezioni amministrative che faranno luce sui reali rapporti di forza all’interno della coalizione. Come ha annunciato Gaetano Quagliariello, Ncd e Udc stanno per dare vita definitivamente ad Area popolare, partito che suscita l’attenzione anche di Scelta civica: si tratterà di vedere come la nuova formazione uscirà dalle urne. Alfano infatti reclama un ministero di pari peso rispetto a quello abbandonato da Lupi, ma la massa critica è tutta da verificare. Tra l’altro la fronda interna di Nunzia De Girolamo, che continua ad insistere perché i centristi passino all’appoggio esterno, lo indebolisce oggettivamente. In questo momento comunque per il premier la priorità è regolare i conti con la sinistra democratica. A palazzo Chigi non sono piaciute le accuse di autocrazia, innescate da Massimo D’Alema, né la strategia di puntare ad un rimaneggiamento delle riforme più che a nuovi posti ministeriali. Da sempre Renzi si dice convinto che, giunti a questo punto, accettare modifiche all’Italicum e al nuovo Senato significherebbe finire nelle sabbie mobili. Perciò ha deciso il colpo d’acceleratore e la conta in Direzione, dove gode di un’amplissima maggioranza. Si tratta adesso di vedere quale sarà la reazione dei suoi oppositori, peraltro divisi in molti rivoli. Qualcuno potrebbe essere attirato nell’orbita di Maurizio Landini e della sua Coalizione sociale che in questo momento è l’unica vera novità a sinistra del Pd. Ma grande attenzione è dedicata dal premier anche al caos in Forza Italia. Al Senato gli ”orfani del Nazareno”, vale a dire i verdiniani, potrebbero assolvere in qualche modo al ruolo del soccorso azzurro che è venuto a mancare dopo la rottura tra il Rottamatore e il Cavaliere. Prematuro fare previsioni: prima bisognerà vedere se Berlusconi e Fitto consumeranno davvero il divorzio. I segnali sul territorio parlano sempre più frequentemente di una lotta senza esclusione di colpi tra i fedelissimi del Cav e i seguaci del leader frondista (ultimo caso quello della Sicilia). L’incontro tra Berlusconi e Salvini continua a slittare: per il capo di Forza Italia è sempre più difficile spuntare un accordo complessivo su Veneto, Toscana e Liguria con la Lega. Il fatto è che il segretario del Carroccio prosegue a manetta sulla linea lepenista: ha definito l’Italia ”uno Stato di merda” per la gestione della politica dell’ immigrazione, attirando critiche unanimi, e non si vedono sintomi di ammorbidimento. Da destra Giorgia Meloni auspica un’intesa tra Fi, Fdi e Lega, ma a condizione che si individui una nuova leadership. Vale a dire che si pensioni Berlusconi. Per gli azzurri, che a breve saranno a Berlino per discutere con la Merkel e la Cdu di Europa, potrebbe essere difficile spiegare una scelta in controtendenza con quanto avviene tra i moderati in Germania, Francia e Spagna. (di Pierfrancesco Frerè/ANSA)

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