Aereo caduto: “Il pilota fuori dalla cabina cercò di sfondare la porta”

Pubblicato il 26 marzo 2015 da redazione

RICERCHE SENZA SOSTA,CORSA CONTRO TEMPO PER RECUPERO VITTIME

WASHINGTON. – Al momento dello schianto c’era soltanto un pilota nella cabina di pilotaggio del volo GermanWings precipitato in Francia. Il secondo era uscito poco prima ed era rimasto chiuso fuori, nonostante molti tentativi per rientrare. E’ la ricostruzione che ha fatto una fonte coinvolta nelle indagini al New York Times che afferma di basarsi sull’audio contenuto nella scatola nera del volo partito da Barcellona e diretto a Dusseldorf. “Si sente che sta tentando di buttare giù la porta” ha detto la stessa fonte che ha voluto conservare l’anonimato, sottolineando che “ancora non si conosce il motivo per cui uno dei due era uscito, ma è certo che nella parte finale del volo l’altro pilota è da solo e non apre la porta”. Indicazioni queste che se confermate di certo segnano una svolta importante nelle indagini per stabilire la causa del disastro aereo che ha causato la morte di tutte le 150 persone a bordo. Dalla registrazione vocale emerge, secondo la fonte, che nella prima parte del volo vi era stata una “conversazione molto tranquilla” tra i due piloti. Ad un certo punto però uno lascia la cabina di pilotaggio per motivi non chiari e poi tenta di rientrarvi. Si sente che dapprima “l’uomo da fuori bussa piano alla porta” della cabina di pilotaggio, ma senza ricevere risposta. Allora il ritmo e il vigore si intensificano: “colpisce la porta con più forza ma ancora nessuna risposta. Non c’è mai una risposta”. Alla fine “si sente che sta tentando di buttare giù la porta”. Elementi che aprono diverse ipotesi, ma che nessuno ancora mette nero su bianco. Le autorità francesi restano caute: molto poco e’ stato reso pubblico ufficialmente sui contenuti della scatola nera recuperata, sulla natura delle informazioni emerse dall’audio, se sono parziali e complete. L’unica conferma avuta dai responsabili delle indagini e’ che la registrazione comprende voci e suoni all’interno della cabina di pilotaggio. Su quanto rilevato nelle informazioni raccolte dal New York Times non ci sono ancora commenti di fonte ufficiale.

Se suicidio del copilota, 3 i precedenti

Non ci sono conferme al 100%, ma se l’ipotesi del suicidio del copilota dell’Airbus 320 venisse confermata, non si tratterebbe del primo caso nella storia dell’aviazione commerciale. Un primo precedente si verificò il 9 febbraio del 1982 quando un DC-8 della ‘Japan air lines’ precipitò in mare poco prima di atterrare all’aeroporto Haneda di Tokyo per colpa di una manovra errata fatta deliberatamente dal comandante Seiji Katagiri. La commissione d’inchiesta appurò che l’uomo – il quale, soffriva di disturbi nervosi – nonostante un tentativo di intervento di altri due membri dell’equipaggio, aveva invertito la spinta dei motori a 300 metri dalla pista, facendo precipitare l’aereo in mare. Nell’incidente morirono 24 persone e 150 rimasero ferite. Nell’ottobre del 1999, il volo 990 della EgyptAir, partito da New York e diretto al Cairo con 217 persone a bordo, precipitò nell’Oceano Atlantico, al largo dell’isola di Nantucket (Massachusetts), subito dopo il decollo. L’inchiesta della Ntsb (National transportation security board, l’agenzia federale americana che indaga sui disastri aerei) stabilì che il volo fu intenzionalmente sabotato da Gameel El-Batouty, il co-pilota il quale, secondo gli americani aveva manifestato propositi suicidi. Una tesi mai accolta dal Cairo. Infine, nell’agosto del 1994, l’Atr-42 della Royal Air Maroc, con 44 persone a bordo, tra cui 8 italiani, precipitò vicino Agadir. L’aereo era diretto a Casablanca. Il ‘cockpit voice recorder’, il registratore delle conversazioni di cabina, rivelarono che fu il comandante, Younis Khayati, a causare l’incidente nonostante i tentativi disperati del co-pilota, Sofia Figuiqui, la quale dopo aver lanciato per ben tre volte il ‘may-day’, cercò invano di bloccare il comandante.

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