Renzi mostra i muscoli: avanti tutta e gli avversari si adeguino

 Renzi stralcia da antiterrorismo norme su computer ++

ROMA. – Matteo Renzi imprime con forza il suo sigillo all’azione di governo, svuotando preventivamente le critiche che gli giungono dalla sinistra dem e da una parte dell’Ncd. Blocca la norma sul libero accesso ai pc contenuta nel decreto antiterrorismo (se ne riparlerà nella legge sulle intercettazioni), sottolinea il boom dei contratti a tempo indeterminato indotto dal Jobs Act, e fa capire che l’interim al ministero delle Infrastrutture – anche se breve – comporterà molti cambiamenti perché le grandi opere in vista dell’Expo devono essere completate ”senza perdere un minuto”. Esibizione muscolare o preciso messaggio politico? C’è un po’ dell’uno e un po’ dell’altro nell’attivismo del premier ma con un segnale ai suoi detrattori: il capo del governo non si farà impantanare in chilometriche discussioni parlamentari e di partito. In tal senso, la riunione della Direzione del Pd di lunedì prossimo costituirà uno snodo cruciale: alla minoranza il segretario-premier fa sapere che sarà lui a decidere sulla riforma elettorale grazie all’amplissimo consenso di cui gode in quello che è l’organo sovrano (per usare le parole di Orfini). Come dice il vicesegretario Lorenzo Guerini, il testo dell’ Italicum è frutto di mesi di dibattito ed ha recepito molte delle proposte dell’opposizione democratica. Dunque è il momento di decidere per approvarlo prima delle regionali: nel voto alla Camera, precisa ancora Orfini, non ci sarà spazio per la libertà di coscienza perché si tratta di un tema strettamente politico. A differenza della riforma del Senato sulla quale è stata lasciata libertà di espressione trattandosi di una questione istituzionale che riguarda la forma dello Stato. A questo punto la parola è alla minoranza dem, già abbastanza divisa, e chiamata a scegliere tra l’accettare la sconfitta (e votare l’Italicum) o disertare la Direzione. Quest’ultima opzione tuttavia si rivelerebbe sterile a meno di non voler percorrere la via della scissione che bersaniani e cuperliani hanno sempre escluso dal proprio orizzonte (”il Pd è casa nostra”). Le difficoltà degli antirenziani sono speculari a quelle degli alfaniani. Nunzia De Girolamo accusa il leader Ncd di essere troppo accomodante con il Rottamatore e propone il passaggio all’appoggio esterno: ma è una posizione minoritaria perché il grosso dei centristi (che hanno dato vita ufficialmente ad Area popolare insieme all’Udc) preferisce sfidare Renzi sul piano dei provvedimenti concreti. A partire dalla legge sulle intercettazioni. ”Finché Renzi accetterà di confrontarsi con noi, saremo al governo”, taglia corto Roberto Formigoni. Tra il Rottamatore e Alfano è in corso una sorta di surplace. Ci sono di mezzo le elezioni amministrative e il mini-rimpasto. La rincorsa dell’Ncd ad un ministero di peso non sembra avere molte chance di successo ed è per questo che l’interim del premier alle Infrastrutture potrebbe non essere solo questione di settimane: tutti attendono l’esito del voto locale per pesarsi. Il problema naturalmente sfiora anche gli schieramenti che si realizzeranno nelle varie regioni: in Veneto Alfano potrebbe appoggiare le liste civiche di Flavio Tosi, ma in Campania non ha ancora sciolto la riserva a favore di Stefano Caldoro. Qui Renzi spinge per un’intesa Pd-Ncd e anche questo punto sembra fare parte delle trattative in atto. Sono negoziati seguiti con attenzione da Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. L’incontro tra i due continua a slittare a dimostrazione della difficoltà di un accordo generale (che era il primo obiettivo del Cavaliere): l’alleanza sembra certa solo in Veneto dove tuttavia il leader lumbard fa sapere che Zaia è avanti di 10 punti sui concorrenti e perciò la Lega non ha bisogno di nessuno. Come dire che i voti azzurri sarebbero soltanto aggiuntivi. Su queste basi Berlusconi non ha margini: e se in Veneto Forza Italia non può far altro che seguire Salvini, nelle altre regioni correrà probabilmente da sola con l’incognita dei fittiani che lavorano ai fianchi la maggioranza berlusconiana. Ecco perché si comincia a intravedere una concorrenza implicita tra il Cav e il Rottamatore sulla conquista dei voti del Nuovo centrodestra in Campania, una regione strategica per entrambi. Tosi intanto lavora alla riconquista dei moderati delusi: spera di recuperare nel laboratorio veneto parte dell’astensionismo per diventare un fattore aggregante del neocentrismo. Sarà interessante vedere se il sindaco di Verona riuscirà a tirarsi dietro una parte dell’ elettorato leghista. (di Pierfrancesco Frerè/ANSA)

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