Comites di Caracas illustre sconosciuto

CARACAS – Raccordo, collegamento, comunicazione. Ecco, queste, per coloro che li chiesero e per chi li ha creati, erano i ruoli che doveva svolgere. E, in realtà, è stato così in molti Paesi. E, con i suoi alti e bassi, anche nella provincia venezuelana. Peccato che non si possa dire altrettanto della Circoscrizione Consolare di Caracas. Raccordo, collegamento e comunicazione sono proprio quelli che sono venuti a mancare al Comites di Caracas. Non lo affermiamo noi, lo dicono i fatti. In particolare oggi che, dopo anni di rinvio, ci accingiamo al suo rinnovo.

I Comites, lo abbiamo sempre sostenuto da queste colonne, sono una istituzione valida e assai utile. E’ quella che, assieme alle altre realtà locali, dovrebbe permettere alle autorità consolari di conoscere i problemi della nostra comunità, le sue esigenze e, perché no, le sue speranze e aspirazioni. Abbiamo usato il condizionale perché le istituzioni dipendono dalla serietà, l’entusiasmo e la vocazione di servizio di chi le integra. Quando questi vengono meno alle loro responsabilità, le istituzioni si trasformano in un deserto, in un immenso spazio vuoto. Perdono la loro ragione d’essere. Si allontanano dalla comunità che dovrebbero servire e rappresentare e si trasformano, talvolta, in semplici trampolini di lancio delle ambizioni di alcuni; in un biglietto da visita per frequentare i “salotti bene” e “circoli esclusivi” altrimenti inaccessibili; o, nel peggiore dei casi, in uno strumento utile ai propri interessi personali.

Siamo ormai in piena campagna elettorale. E tra non molto sapremo chi ci rappresenterà nei prossimi Comites. Prima della chiusura dei termini di iscrizione all’elenco elettorale, la “Voce” ha voluto tastare il polso della Collettività. Conoscerne l’opinione. Lo ha fatto nel Centro Italiano Venezuelano di Caracas, una istituzione che  rappresenta uno spicchio della nostra Collettività.

Una sola domanda, assai precisa, quella rivolta dalla “Voce” ai giovani e ai meno giovani italo-venezuelani

– Lei cosa sa circa le elezioni del Comites?

Confusione, apatia, sorpresa. Queste le prime reazioni riflesse nel volto e negli occhi di tutti i nostri intervistati.

Maria Vittoria Nocera conversa animatamente con un’amica mentre osserva un gruppo di ragazzi giocare col pallone. Alla nostra domanda risponde con una sua domanda:

– Qualcosa collegata all’Italia, alla pensione, vero?

Non è sicura di cosa stiamo parlano. Non sa cosa siano i Comites né conosce il ruolo importante che dovrebbero svolgere in seno alla nostra Comunità. Quindi, con molta franchezza ci dice:

– Ai miei figli sono arrivati dei moduli per iscriversi alle votazioni. Non so di più.

Poco distante incontriamo Niccola Marra. Oggi è pensionato ma prima si dedicava al commercio. Ha 55 anni in Venezuela, tutta una vita.  Ed è socio del Club sin dalla sua fondazione.

– Sì, ne ho sentito parlare qui al Centro Italiano Venezolano – ammette.

– Ha idea di qual è la sua funzione?

Diretto, schietto ed anche polemico. Afferma:

– Credo che nessuna. I membri del Comites si fanno sentire solo quando ci sono delle votazioni. Sono stato abbastanza chiaro?

Ci rechiamo al “bar-ristorante” al lato dei campi di bocce. Daniel Gargan, 34 anni è concentrato nella lettura di un libro. E’ ingegnere civile e, come i soci già intervistati, ignora cosa sia il Comites. Ci racconta, però, di aver aiutato la nonna a compilare un modulo d’iscrizione.

L’area delle piscine è insolitamente poco affollata, nonostante il sole tropicale. In uno dei tavolinetti incontriamo un socio accompagnato da un giovane. Lui è assorto nella lettura mentre il ragazzo è immerso nei suoi pensieri. E’ Pietro Catanese, oggi pensionato ma, fino a qualche anno fa, proprietario di un concessionario di automobili.

– Il Comites – ci spiega – è un organismo creato dallo Stato Italiano. Si occupa di gestire questioni inerenti l’emigrazione. E’ un organismo assai utile.

– Una sua valutazione del Comites di Caracas?

– Si fa quel che si può.

Poco dopo, sempre sotto i caldi raggi del sole, rivolgiamo la nostra domanda a Sandra Canto, figlia di un italiano e una venezuelana. Ci dice subito che ha poco tempo a disposizione perché in procinto di andare a prendere la figliola. Anche così non elude la nostra domanda. Col sorriso sulle labbra risponde:

– Io non partecipo a nessuno. Per quel che ne so, sono organizzati in gruppi di sport, cultura…

– Cosa sa sulle prossime elezioni?

Dopo un attimo di smarrimento, ma sempre col sorriso ci spiega:

– Pensavo ti riferissi ai Comitati nel CIV. Per quel che riguarda i Comites italiani ci è arrivata un’informazione dal Consolato. Vede, mia figlia studia in una scuola italiana. So che gli è stato detto qualcosa. Io ho solo una vaga idea… Non so…

Un po’ più avanti, sedute in un tavolinetto nella “hall” dell’Edificio Sede, due signore che chiacchierano animatamente. Forse sono in attesa delle loro figliole. Prima di rispondete, ci pregano di non scrivere i loro nomi. La prima ha 42 anni ed è nata a Salerno.

– Il mio peso non lo dico, ma con l’età non ho nessun problema – ci dice divertita. Poi commenta:

– Per quel che ne so, posso dire che i Comites sono un gruppo di persone il cui ruolo è quello di collegamento tra il Consolato e l’Italia.

Spiega che l’informazione sul rinnovo del Comites gli è arrivata attraverso lo stesso CIV. Ma non è mai stata motivata a votare.

– Le persone che lo integrano non le vedi mai.  Spiace. Si presentano solo quando ci sono delle elezioni. E, come in questa occasione, lo fanno per chiedere il nostro voto. Se questo fosse qualcosa di nuovo… chissà… forse…  ci crederei.

L’altra signora è più giovane, ha 34 anni. E’ venezuelana, figlia di baresi. Anche per lei votare o non votare è lo stesso. Non ha motivazioni.

– Come le arrivano le informazione del Comites?

– Dal CIV – commenta -. Io sono iscritta, mi arriva anche a casa per posta. Abbiamo compilato il modulo di aggiornamento dei dati.

Più vicino alle gradinate delle piscine, conversiamo con Gianmaria Rionero, un giovane studente di Legge dell’Universidad Católica Andrés Bello. Ha 21 anni e ammette con grande sincerità di essere “bocciato” in tema di Comites. Assicura che, come lui, i giovani del CIV sanno poco o nulla.

Gianmaria, ex presidente del “Comité Juvenil del Centro Italiano Venezolano” di Caracas sostiene che forse le persone adulte sanno qualcosa, ma le nuove generazioni assolutamente niente.

La ragione?

– Non lo so – ammette, poi prova a fare un esercizio di immaginazione:

–  Non si hanno informazioni. Non si sa bene cosa stiano facendo. E questo non è certo un fattore positivo. Anzi… Sono sicuro che se ci fosse una maggiore informazione, molti giovani avrebbero interesse a partecipare.

Lui è cittadino italiano grazie ai genitori nati a Salerno e ha ancora famiglia in Italia. Ma mai a casa sua si è parlato di  Comites:

– A volte ne sento parlare nel CIV. L’informazione quando arriva è grazie alle persona interessate al tuo voto.

Approfitta dell’occasione che gli offre la “Voce” per esprimere la sua preoccupazione per l’indifferenza di molti giovani come lui, che non hanno interesse alcuno verso la realtà culturale, sociale e politica dell’Italia.

In questa carrellata di opinioni, non poteva mancare quella del presidente del Centro Italo-Venezuelano, Carlo Villino.

– Il Comites – spiega – è l’organo rappresentativo della collettività italiana fuori dall’Italia. E’ stato istituito dal governo italiano e rappresenta tutti quelli che, come noi, hanno la cittadinanza italiana.

Villino sottolinea immediatamente che i Comites sono stati  una conquista non facile. Ed ora bisogna difenderli e farli funzionare.

– Il Comites deve svolgere il ruolo che gli è stato attribuito per legge. E’ il nostro referente.

Poi critico, commenta:

– Nel suo bilancio, la gestione dei Comites negli ultimi 10 anni non presenta nulla di positivo, di rappresentativo. Certo, a livello individuale alcuni suoi membri si sono dati da fare. Si sono impegnati. Ma parliamo di iniziative personali, individuali. Il Comites, nell’ultimo decennio, ha deluso…  Forse c’è stato un problema di comunicazione… sono stati 10 anni… tanti…

Tante le persone intervistate che hanno mostrato di essere all’oscuro dell’esistenza del Comites e tante altre, alle nostre domande, hanno approfittato per chiederci maggiori informazioni. E’ evidente che le riunioni “carbonare” del Comites uscente di Caracas hanno ottenuto un amaro risultato: il divorzio tra la Collettività e l’istituzione che dovrebbe rappresentarla,  difenderne gli interessi. E’ un peccato, perché oggi, più di ieri, la nostra Collettività ha bisogno di un organismo che la rappresenti e ne difenda gli interessi.

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