Iran: si apre mercato da 800 miliardi di dollari, l’Ue in prima fila

Iranians celebrate after nuclear talks in the street of Tehran

ROMA. – Un mercato da 800 miliardi di dollari si apre davanti alle aziende europee con l’accordo sul nucleare iraniano e per l’Italia è un’opportunità da cogliere al volo per consolidare la propria posizione nello Stato persiano. Nonostante le difficoltà a causa dell’embargo, le imprese italiane hanno continuato ad essere presenti in Iran e l’interscambio tra i due paesi si è attestato nel 2014 a 1,2 miliardi di dollari, con 800 milioni rappresentati dall’export iraniano. Prima dell’embargo il volume degli scambi si aggirava sui sette miliardi di dollari e secondo l’ex ambasciatore iraniano in Italia, Bahram Ghasemi, non sarebbe difficile tornare “ai tempi d’oro del passato”. Tradizionalmente il principale esportatore verso l’Iran è la Germania. L’anno scorso, secondo dati ufficiali, l’export tedesco è cresciuto del 30% fino a 2,4 miliardi di euro. Tra gli altri paesi la Francia, che ha visto il proprio export di auto (Renault e Peugeot) colpito dalle ultime sanzioni, starebbe guardando al 45% delle azioni della Pars Khodro. Mentre gli Usa, con Boeing, hanno chiuso tre contratti con l’Iran da quando Teheran ha firmato l’accordo di fine 2013, accettando di limitare la propria attività nucleare in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. L’Iran ha bisogno soprattutto di investimenti esteri diretti e il governo stima che il paese necessiti fino a 300 miliardi di dollari di investimenti esteri diretti per centrare gli obiettivi del suo piano quinquennale e raggiungere un tasso di crescita dell’8%. E il gas è tra i principali settori che ha bisogno di tali investimenti. L’Iran punta infatti ad aumentare la produzione dal giacimento South Pars, in comune col Qatar, ed il più grande al mondo con una estensione di quasi 10mila Kmq, 3.700 dei quali in territorio iraniano. Si stima che le riserve di gas possano far guadagnare all’Iran 127 miliardi di dollari in tre anni, ma le sanzioni internazionali hanno limitato finora gli investimenti a 12 miliardi sui 20 previsti. Secondo dati del 2012, sono 400 le società estere con investimenti diretti in Iran. Le più attive sono quelle tedesche, norvegesi, inglesi, francesi, russe, sud coreane, svedesi e svizzere. Nestlè, Coca Cola e Pepsi hanno creato joint venture con aziende iraniane mentre giganti petroliferi come Total, Statoil, Shell e Gazprom sono attive nel settore del gas.
(di Alfonso Abagnale/ANSA)

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