La Grecia tra 7 giorni rischia la bancarotta, ma Atene nega

GRECIA: NEGOZIATO CON UE SEGNA PASSO TRA ATTESE E TATTICISMI

ROMA. – E’ giallo sui destini della Grecia, che rischiano una pericolosa accelerazione proprio in prossimità della pausa pasquale. Gli aiuti dell’Eurozona rischiano di arrivare troppo tardi, addirittura “post mortem”, avrebbe detto Atene ai partner Ue supplicandoli di sborsare un anticipo per evitare il blocco dei pagamenti interni pronto a scattare giovedì prossimo. E’ quello che emerge dalle ricostruzioni sulla stampa internazionale della conference call tecnica di ieri, che tuttavia il ministero delle Finanze ellenico, pur senza entrare nel dettaglio, “smentisce categoricamente”. Ricostruzioni secondo cui Atene si sarebbe vista chiudere la porta in faccia in assenza di una svolta sulle riforme che i creditori ancora non vedono. E del resto i ministri delle Finanze dell’Eurogruppo non hanno pianificato alcun incontro prima di fine mese: il default, salvo svolte a sorpresa che restano sempre possibili – è davvero dietro l’angolo. Mentre il Cremlino conferma la visita del premier ellenico Alexis Tsipras l’8 aprile, probabile tentativo di agitare lo spettro di un’alleanza a cui finora pochi credono, il Wall Street Journal avverte che se la Grecia rappresenta un’avvisaglia dei rischi per l’euro, “L’Italia è l’elefante nella stanza”: un Paese così grande il cui insuccesso sarebbe davvero pericoloso. Standard & Poor’s avverte che “la crescita in Italia continua a deludere”. Ma è lo stesso presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselboem, a gelare le attese di Atene. Che ieri ha presentato ai tecnici dello Euro Working Group una nuova, più dettagliata lista di riforme con manovre per sei miliardi di euro senza però riuscire a sbloccare gli aiuti. La situazione con Atene “sta migliorando” ma c’è ancora “molta strada da fare”, ha detto Dijsselbloem, ma è escluso che l’Eurogruppo possa convocarsi la prossima settimana. Lette in controluce dopo quanto emerso, sono parole pesanti come macigni. Perché il rappresentante greco alla teleconferenza avrebbe fatto presente che “non c’è possibilità che superiamo il 9 aprile”, quando la Grecia deve ripagare 450 milioni al Fondo monetario internazionale. Forse, ragionano gli analisti, anche prima, visto che è chiamata a rinnovare titoli a breve in scadenza il giorno prima. E dunque, avrebbe detto l’esponente greco nell’organismo che prepara i lavori dell’Eurogruppo, ogni accordo rischia di essere “post mortem”. Ammesso che l’emergenza-cash sia così imminente – Atene potrebbe forse raschiare ulteriormente il barile dei fondi disponibili nelle municipalizzate, nelle società elettriche, persino nei fondi pensione – lo spazio epr il negoziato in teoria c’è. Lo Euro Working Group si riunisce nuovamente mercoledì prossimo. Un ulteriore sforzo di Atene potrebbe indurre gli sherpa ad anticipare una riunione dei ministri delle Finanze prima del prossima appuntamento, fissato per il 24 aprile a Riga. E poi c’è la Bce: a febbraio Francoforte ha chiuso i prestiti diretti alle banche greche. Ma ieri ha alzato a oltre 71 miliardi i prestiti d’emergenza. E forse non è un caso che Michael Roth, il principale inviato di Berlino per gli affari europei, in un’intervista alla Bloomberg esorti Atene a cercare l’accordo con la Bce: la riapertura dei prestiti diretti disinnescherebbe l’emergenza, ma Draghi un impegno concreto della Grecia a un insieme di riforme che i partner Ue ancora giudicano insufficienti.

(di Domenico Conti/ANSA)