Papa: “Ascoltare il silenzio, non fuggire davanti ai problemi”

Pope Francis' Easter Vigil
CITTA’ DEL VATICANO. – “Entrare nel mistero”, “ascoltare il silenzio” e “non fuggire davanti ai problemi”. “Cercare risposte non banali a ciò che mette in crisi la fede, la fedeltà e la ragione”. Non aver “paura della realtà” e vincere “pigrizia” e “indifferenza”. Così, per il Papa, si vince il dolore e la paura, come insegnano le “donne discepole di Gesù” che dopo una notte angosciosa seguita alla morte del Cristo, mentre i discepoli restano chiusi nel Cenacolo, escono e vanno al sepolcro, mosse dall’amore. “Entrare nel mistero” è la chiave meditativa che papa Francesco ha scelto per la veglia pasquale, rito centrale nel cristianesimo perché ne rivive l’evento fondativo, la resurrezione. Ma il Papa cattolico, con la sua preghiera e la sua ricerca di senso al dolore e alla paura, si pone idealmente a fianco di ogni uomo, credente e non, messo di fronte al dolore, all’angoscia della morte, alle paure quotidiane. Lo fa nella Pasqua del 2015, quando cronaca e storia ancora una volta raccontano di violenze oscene dell’uomo sull’uomo in ogni parte del mondo, e quando in particolare la strage dei ragazzi cristiani in Kenya rende difficile la gioia cui sempre il Papa fa riferimento. La veglia pasquale è rito antichissimo e suggestivo, che ruota sui due elementi dell’acqua – per questo si battezzano i catecumeni – e del fuoco. Anche questa sera, come nei primi tempi del cristianesimo, i catecumeni erano quasi tutti adulti. Erano dieci, sei donne e quattro uomini, la più giovane è una cambogiana nata nel 2002, la più anziana una keniana nata nel 1948. C’erano quattro italiani, tra cui uno di origine egiziana, tre albanesi, una cambogiana, una keniana e un portoghese. Per tutti loro, che hanno dai 13 ai 67 anni, tutti i segni del battesimo, dalla veste bianca messa sulle spalle alla candela consegnata loro dai padrini o madrine. Per la cresima, il Papa, dopo aver invocato lo Spirito sui neofiti, ha unto la fronte di ognuno di loro. La messa solenne era cominciata nell’atrio, dove, prima di entrare nella basilica il Papa ha preparato il cero pasquale, incidendoci su una croce, un’alfa, un’omega (segno del principio e della fine del tempo) e la data di quest’anno, lo ha acceso e ha ”passato” la fiamma alle fiaccole dei fedeli radunati nell’atrio di san Pietro. La luce simboleggia la vita che vince il buio della morte e per questo Papa e fedeli sono entrati nella basilica immersa nel buio, e che è stata illuminata solo dopo che è stato intonato per tre volte il “Lumen Christi”. Il Papa ha celebrato con 40 cardinali, 30 vescovi e 350 preti. Sono state lette o cantate tre letture, una epistola, il vangelo, quattro salmi, in francese, spagnolo, inglese, italiano e latino. Papa Francesco nell’omelia ha preso le mosse dal desiderio delle donne, la mattina dopo la morte di Gesù, di entrare nel sepolcro per ungere il corpo del maestro, e dei sentimenti di dubbio e titubanza che le animavano. “‘Entrate nel sepolcro. Ci fa bene, – ha commentato papa Francesco – in questa notte di veglia, fermarci a riflettere sull’esperienza delle discepole di Gesù, che interpella anche noi”. “Non si può vivere la Pasqua – ha osservato – senza entrare nel mistero. Non è un fatto intellettuale, non è solo conoscere, leggere&hellip E’ di più, è molto di più!. ‘Entrare nel mistero’ – ha proseguito – significa capacità di stupore, di contemplazione; capacità di ascoltare il silenzio e sentire il sussurro di un filo di silenzio sonoro in cui Dio ci parla. Entrare nel mistero – ha rimarcato – ci chiede di non avere paura della realtà: non chiudersi in sé stessi, non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo, non chiudere gli occhi davanti ai problemi, non negarli, non eliminare gli interrogativi&hellip”. “Entrare nel mistero – ha detto ancora – significa andare oltre le proprie comode sicurezze, oltre la pigrizia e l’indifferenza che ci frenano, e mettersi alla ricerca della verità, della bellezza e dell’amore, cercare un senso non scontato, una risposta non banale alle domande che mettono in crisi la nostra fede, la nostra fedeltà e la nostra ragione”. “Per entrare nel mistero – ha spiegato papa Francesco – ci vuole umiltà, l’umiltà di abbassarsi, di scendere dal piedestallo del nostro io tanto orgoglioso, della nostra presunzione; l’umiltà di ridimensionarsi, riconoscendo quello che effettivamente siamo: delle creature, con pregi e difetti, dei peccatori bisognosi di perdono. Per entrare nel mistero ci vuole questo abbassamento che è impotenza, svuotamento delle proprie idolatrie&hellip adorazione. Senza adorare non si può entrare nel mistero”. (giovanna.chirri@ansa.it)

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