150 anni dopo la Guerra civile ancora differenze razziali in Usa

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NEW YORK. – “Quando sento qualcuno esprimersi a favore della schiavitù, sento il forte impulso di fargliela provare sulla sua pelle”. Era il 17 marzo del 1865 quando Abraham Lincoln pronunciò queste parole. Alla fine della Guerra Civile Americana mancavano pochi giorni con la resa del generale Robert Lee, così come pochi giorni mancavano all’assassinio di Lincoln. Dalla fine della Guerra sono passati 150 anni e la schiavitù è stata abolita, ma le differenze razziali restano uno dei problemi degli Stati Uniti. Lo ricordano gli episodi degli ultimi mesi, da Trayvon Martin a Michael Brown e Eric Garner: le discriminazioni razziali – ha detto più volte il presidente americano Barack Obama – sono ancora una piaga, sono stati fatti progressi ma la strada è lunga. Parole riprese anche da Terry McAuliffe, il governatore della Virginia, stato simbolo della Guerra Civile. Intervenendo alle celebrazioni a Richmond, capitale della Virginia e degli degli Stati Confederati d’America per quasi tutta la guerra civile, McAuliffe ha affermato: l’anniversario “ci ricorda che abbiamo ancora del lavoro da fare per una vera uguaglianza in questo Paese”. Richmond ha avuto un ruolo cruciale nei quattro anni di guerra, fra il 1861 e il 1865. Capitale degli Stati secessionisti in seguito all’elezione di Abraham Lincoln, è stata la casa del generale Lee, il capo dell’esercito secessionista che con le sua tattiche aggressive e le sue capacità di comando consegnò agli 11 Stati che dichiararono le secessione dagli Stati Uniti molte vittorie. Diplomatosi a West Point, Lee rifiutò la richiesta di Lincoln di essere comandante dell’esercito dell’Unione, preferendo restare ‘fedele’ al Sud. La sua velata opposizione alla schiavitù lo rese in qualche modo un eroe, consentendogli di mantenere la sua statura di simbolo dell’onore del Sud e della riconciliazione nazionale. I sudisti di Lee capitolarono il 9 aprile del 1865, poco prima dell’assassinio il 14 aprile di Lincoln in un teatro. IL 6 dicembre dello stesso anno fu decretata l’abolizione della schiavitù in tutti gli Stati dell’Unione con il Tredicesimo emendamento della Costituzione. A succedere a Lincoln fu Andrew Johnson, al quale venne imposto dal Congresso un progetto di ricostruzione che andava contro quello di riconciliazione che avrebbe voluto Lincoln. Un piano, quello di Johnson, che portò all’occupazione degli Stati del sud, creando tensioni che sfociarono nella costituzione di gruppi come il Ku Klux Klan.