Atene presenta il conto a Berlino, 279 miliardi per danni di guerra

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ROMA. – La Grecia torna alla carica con i risarcimenti di guerra e stavolta presenta alla Germania un ‘conto’ salato e dettagliato. Atene stima che Berlino deve un risarcimento di ben 278,7 miliardi di euro per l’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale. E questa è la prima volta che la Grecia calcola ‘ufficialmente’ ciò che la Germania deve per le atrocità naziste. Ad annunciare il tutto è stato il vice ministro delle Finanze Dmitris Mardas. Per la stima dei danni la sinistra di Syriza aveva istituito un’apposita commissione, che ha ottenuto, a detta di Mardas, “prove sorprendenti” a sostegno delle richieste di risarcimento. Berlino aveva già pagato un risarcimento di 115 milioni di franchi tedeschi ad Atene nel 1960. Una cifra che però secondo la Grecia non ha coperto le spese per le infrastrutture danneggiate, i crimini di guerra e un prestito che i nazisti avrebbero costretto la Banca di Grecia a contrarre durante l’occupazione (e la nuova stima fornita oggi da Mardas include anche i 10,3 miliardi del prestito forzoso). La Grecia ha continuato a chiedere risarcimenti alla Germania. Ma le autorità tedesche avevano sempre respinto le richieste greche, affermando che la questione era stata risolta legalmente e politicamente già nel 1990, prima della riunificazione della Germania. Tuttavia il primo ministro greco Alexis Tsipras era tornato alla carica il mese scorso, sollevando la questione con la cancelliera tedesca Angela Merkel a Berlino. “Il governo greco lavorerà per onorare pienamente i suoi obblighi. Ma, al tempo stesso, lavorerà affinché tutti gli obblighi non assolti nei confronti della Grecia e del popolo greco siano soddisfatti”, aveva detto. “Francamente trovo questo dibattito stupido”, ha tagliato corto oggi il vicecancelliere Sigmar Gabriel respingendo le rinnovate richieste di Atene. Tutto questo, ha aggiunto a proposito delle pretese secondo cui le rivendicazioni per il passato vengono collegate agli aiuti finanziari per la crisi, “non porta la stabilizzazione della Grecia di un millimetro avanti”.