Pene contro la tortura. La Camera accelera e va al voto

DDL TORTURA, PARLAMENTO ACCELERA, DOMANI SI VOTA ALLA CAMERA

ROMA. – Il Parlamento accelera sul disegno di legge che introduce, in Italia, il reato di tortura. Domani, alla Camera, iniziano le votazioni sul testo che è già stato sottoposto all’esame al Senato. Ma qualche trabocchetto, nel cammino, qualcuno lo teme. Gli ottimisti sperano di licenziare il testo già questa settimana in modo da consentire il ritorno a Palazzo Madama e l’approvazione, definitiva, entro l’estate. I pessimisti, e i critici, invece non la pensano così. M5S, che parla di una legge che rischia di essere “inefficace”, annuncia voto contro se i suoi emendamenti non saranno accolti. Anche la Lega voterà contro, perché dietro la norma si maschera un manifesto contro le forze dell’ordine, timore quest’ultimo espresso anche da Fi e Udc. E le divisioni non mancano neanche nel Pd. Certo, pesa la condanna inflitta ieri all’Italia, per tortura, dalla Corte di Strasburgo per la “macelleria messicana” che la polizia mise in atto nella scuola Diaz di Genova nella notte del 21 luglio 2001. E pesa proprio sui tempi. Il giorno dopo lo “schiaffo”, tutti ora chiedono che il testo arrivi il prima possibile al Senato e che venga approvato; del resto l’Italia, il reato di tortura lo aspetta da 30 anni. Ma le richieste non mancano. Fi chiede a viva voce che non sia un pretesto per delegittimare le forze dell’ordine, soprattutto dopo la sentenza Diaz. “La proposta di legge configura la tortura come un reato comune e non come un reato proprio del pubblico ufficiale”, avverte Elio Vito, presidente della Commissione Difesa alla Camera. Un punto, questo, che per una parte del Pd, vedi il senatore Luigi Manconi, rappresenta un problema visto che “si è ampliata la competenza ed è più difficile l’applicazione”. Certo per Manconi “meglio una legge mediocre che niente”, mail rischio è che sia inefficace, per dirla con il M5S. I grillini, che al Senato diedero il loro sostegno, alla Camera chiedono l’approvazione di alcune loro proposte emendative. Nelle legge, sostengono, ci sono “limiti probatori che renderebbero l’accertamento di questo reato difficile se non impossibile”. Da qui la minaccia: “O si pulisce il testo o il voto sarà contro”. Donatella Ferranti (Pd), presidente della Commissione Giustizia alla Camera auspica, invece, il sì definitivo entro l’estate. Non esclude “la possibilità di migliorare il testo con l’approvazione di emendamenti proposti dalle forze di opposizione” alle quali chiede però “un atteggiamento costruttivo, anche per non dover dare ragione a chi sostiene che in Italia si parla tanto ma poi non si conclude niente”. Ed ecco cosa prevede la proposta di legge. Sono pesanti le pene contro chi tortura: la reclusione va da 4 a 10 anni; se poi a torturare è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio la pena è aggravata da 5 a 12 anni. L’istigazione alla tortura specifica vale solo per pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio. Si raddoppiano i termini di prescrizione; se prima non interviene il processo il reato si estinguerà in 20 anni. Non si potrà godere di alcuna immunità diplomatica, divieto assoluto di espulsione o respingimento verso paesi che praticano la tortura e qualsiasi dichiarazione o informazione estorta sotto tortura non sarà utilizzabile in un processo; varranno, però, come prova contro gli imputati di tortura.
(di Patrizia Sessa/ANSA)

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