Iran: via subito le sanzioni o niente accordo sul nucleare

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TEHERAN. – Ha atteso una settimana per parlare sull’intesa di Losanna sul nucleare iraniano, la Guida suprema Ali Khamenei, mentre tutto l’establishment si allineava con il governo nonostante i mal di pancia nel fronte ultraconservatore. E alla fine lo ha fatto per dire che, dato che la dichiarazione congiunta di Losanna del 2 aprile non è legalmente vincolante per nessuno, lui non può definirsi né contrario né favorevole. Ma anche per ribadire, nonostante un dichiarato pessimismo, il suo sostegno alla squadra dei negoziatori del presidente Hassan Rohani. Il quale ha ricambiato ritwittando tutti i ‘cinguettii’ con cui l’anziano leader ha scelto di manifestare il suo pensiero, da un account in cui il suo volto sorridente si mostra accanto alla mano ben curata con cui ha scritto la recente lettera ai giovani occidentali tentati dal jihadismo, invitandoli a tornare al messaggio autentico dei sacri testi dell’Islam. Ma Rohani aveva già dato il segno della giornata, dicendo a chiare lettere che l’Iran non firmerà alcun accordo definitivo con le potenze mondiali del ‘5+1’ “a meno che tutte le sanzioni non vengano cancellate il primo giorno della sua applicazione”. Nessuna sospensione revocabile e nessuna gradualità nell’allentamento delle misure che tarpano da troppo tempo le ali dell’economia iraniana, a dispetto di quella scheda che gli Usa hanno diffuso dopo la dichiarazione di Losanna e di quanto dice il presidente Obama. Il presidente non poteva scegliere sede migliore per chiarire la posizione iraniana, la cerimonia per la Giornata della tecnologia nucleare. Ma Khamenei gli ha preso la scena con una improvvisa ‘offensiva’ mediatica su un social network che, paradossalmente, in Iran si può frequentare solo con software anticensura. E lo ha fatto per ribadire anche lui che alla firma dell’accordo devono sparire tutte le sanzioni, altrimenti perché negoziare? Per accusare gli Usa di slealtà per quella scheda uscita dopo l’intesa, e di voler pugnalare l’Iran alla schiena. Per respingere qualunque ipotesi di speciali controlli stranieri sul sistema di sicurezza del Paese. Per ribadire che l’Iran non vuole il nucleare militare ma solo quello per lo sviluppo civile. Lo ha fatto però anche per lanciare un attacco all’Arabia Saudita, potenza sunnita rivale che, dopo l’aumento dell’influenza iraniana in Libano, Iraq e Siria, ha chiamato a raccolta un gruppo di Paesi alleati per colpire i ribelli sciiti Huthi, che si sono conquistati ampie aree dello Yemen, con raid aerei tutt’altro che privi di effetti collaterali tra i civili. “Queste azioni contro gli yemeniti sono un genocidio che può essere portato davanti alle corti internazionali”, ha detto la Guida, paragonando i raid di Riad a quelli di Israele contro Gaza. E ha attaccato anche i nuovi governanti sauditi dopo la morte di re Abdullah: nonostante le dispute, in passato i sauditi mostravano “compostezza”, ma ora sono al potere “giovani inesperti” – probabile riferimento al giovane ministro della Difesa – che “hanno sostituito la compostezza con la barbarie”. Non solo nucleare dunque. Se oggi il segretario di Stato Usa John Kerry ha diffidato l’Iran dall’appoggiare gli Huthi, accusa sempre smentita da Teheran, la Guida non ha usato eufemismi contro Riad. Mentre Rohani invitava invece alla fratellanza le potenze regionali per una soluzione politica della crisi yemenita.

(di Luciana Borsatti/ANSA)

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