Spari in tribunale: funerali di Stato. Esercito a Palagiustizia

Spari tribunale: attività Palazzo si ferma per vittime

MILANO. – Funerali di Stato per le vittime della strage al Palazzo di Giustizia di Milano. Il giudice Fernando Ciampi, l’avvocato Lorenzo Claris Appiani e Giorgio Erba, uccisi l’altro ieri dalla folle lucidità che ha armato la mano a Claudio Giardiello, avranno il saluto delle più alte cariche dello Stato mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso “solidarietà” alle vittime.

Nel giorno della convalida dell’arresto di Giardiello, l’immobiliarista pluriomicida, nella cittadella giudiziaria milanese, teatro della tragedia durante la quale sono state ferite anche due persone, compare l’esercito. Da questa mattina è ‘vigilato speciale’: una camionetta di militari fa una sorta di ‘ronda’ a orari regolari, attorno al perimetro dell’edificio di corso di Porta Vittoria con soste davanti agli ingressi, proprio per rafforzare le misure di sicurezza.

“Troppo tardi”, commentano alcuni dipendenti. “Bisognava pensarci prima”. E il tema della sicurezza tiene banco in Tribunale. Non sono pochi i giudici che, dopo quel che è accaduto, “non si sentono più molto sicuri” e chiedono “metal detector per tutti, anche per noi magistrati”. La loro proposta è cancellare le entrate riservate a loro, agli avvocati e agli operatori della giustizia – una delle quali sarebbe stata utilizzata da Giardiello che, mostrando un documento, avrebbe dribblato ogni controllo – e di predisporre, come accade anche all’estero, ‘filtri’ più severi.

A partire dai metal detector “a tappeto per chiunque entri, tanto più per il cittadino che sta adempiendo a un dovere o esercitando un diritto: deve essere tutelata la sua incolumità”. E se il problema sono le code che si vengono a formare agli ingressi “si moltiplicano e ci si abituerà ad arrivare prima, come in aeroporto”. Stessa proposta arriva da Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria che stamani, per rendere più sicuri i palazzi di giustizia, ha suggerito di utilizzare la Polizia penitenziaria “come i Marshall americani”.

Sul fronte sicurezza proseguono anche le indagini per capire se ci siano responsabilità, e a chi addebitarle, per le falle del sistema che hanno consentito a Giardiello di entrare in Tribunale armato e di mettere a segno il suo piano omicida preordinato. Gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Alberto Nobili, su delega della Procura di Brescia, stanno proseguendo, tra l’altro, l’esame dei video delle telecamere per ricostruire da quale ingresso e come il killer abbia potuto raggiungere l’aula con in tasca una pistola.

Al vaglio ci sono nuove immagini di due o tre persone che potrebbero essere Claudio Giardiello anche perché, per quel che si sa, ci sono dei dubbi che sia lui l’uomo che compare nel ‘frame’ delle 9.19 di giovedì scorso intento a varcare la porta di via Manara mostrando al personale di servizio un documento. Ci sono dettagli che non tornano e inoltre, è stato impossibile individuare il documento che avrebbe mostrato perché le immagini sono troppo sgranate.

In attesa dei funerali di Stato che verranno celebrati probabilmente la prossima settimana, ma dopo l’autopsia sui corpi delle vittime disposta per dopodomani, nel pomeriggio il presidente Mattarella ha espresso la sua solidarietà alla “magistratura, in particolare a quella milanese”, e il suo cordoglio ai familiari delle persone uccise, “prendendo parte al loro terribile dolore. Dolore tanto più lacerante – precisa una nota – in quanto gli assassinii si sono consumati in un luogo dedicato al rispetto della legge e all’affermazione della giustizia”.

Il Capo dello Stato ha aggiunto di “piangere i nostri concittadini rimasti vittime di una violenza insensata” e ha chiesto “che venga garantita la sicurezza di tutte le persone”. Sicurezza che è stata messa in dubbio ancora una volta da un uomo che oggi è stato denunciato per essere entrato nel Tribunale di Pescara con una pistola a salve uguale a una vera e ha documenta il tutto in video per dimostrare come, a suo dire, sia inesistente.

(di Francesca Brunati/ANSA)